Recensioni

7.5

We Brave Bee Stings And All potrebbe esser considerato come l’effettivo debutto della ventitreenne Thao Nguyen, perché del suo primo album, uscito per una piccolissima e sconosciuta etichetta della Virginia, non se ne ha più traccia. Ora, data la sua giovanissima età, c’è da sperare che quell’introvabile disco non si accostasse minimamente al livello qualitativo raggiunto invece da quest’ultima fatica. Perché se così fosse, la perdita sarebbe inestimabile. E non stiamo scherzando.

Con l’esordio per la Kill Rock Star, accompagnata per l’occasione dai The Get Down Stay Down, Thao colpisce con canzoni impossibili da scrollarsi di dosso. L’ascolto diventa una vera e propria dipendenza e non se ne può più fare a meno. Sicuramente molto è dovuto al merito di Thao di sintetizzare perfettamente, all’interno di canzoni da un minutaggio ristrettissimo, sofisticherie strumentali con una semplicità disarmante. Ciò rende il risultato finale, grazie anche ad un cantato gentile e mai troppo invasivo, di una spontaneità e spensieratezza evidenti.

L’iniziale Beat (Health. Life and Fired) si muove sinuosa in 2’31’’ di marcetta folk tra chitarre vivaci, fiati a riempire, e rullatine scoppiettanti. Non meno ritmate le successive Bag Of Hammers – il primo singolo estratto – e Swimming Pools. Sono melodie vitali e spumeggianti quelle che si propagano come spirali di fumo inebriante da queste undici canzoni contagiose. Che siano proprio le sue origini orientali a donare alla Nguyen una siffatta maestria di sintesi? Può essere.

Ma dal punto di vista musicale il pop stratificato che ne scaturisce è sicuramente debitore alla scuola folk country americana. Le influenze più evidenti sono quelle di Cat Power, Jolie Holland e Beth Orton, ma è come se queste avessero preso ispirazione tra un tiro di narghilé di Devendra Banhart e un sorso di tè inglese di Jeremy Warmsley.

Per convincere e incantare a Thao Nguyen basta veramente poco. Prendete Travel, una delle tracce più riuscite dell’album: vi sarà sufficiente concederle soltanto 1’47’’ del proprio tempo per restare letteralmente ammaliati dal suo dolce e malinconico trasporto. Una qualità da non sottovalutare quella della sintesi. E quando il risultato è un album come questo, allo stesso tempo contagioso e sofisticato, c’è veramente poco da recriminare.

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