Recensioni

Sembra che in questo periodo il folk revival stia vivendo un momento molto felice: le sonorità gentili e delicate del genere hanno costruito negli ultimi anni una nicchia sempre più ampia di ascoltatori. TEss, cantautrice americana ma con il cuore e anche il corpo in Italia, si inserisce a pieno titolo in questa tendenza, con un disco di esordio, Soul Whisperer, che si segnala per la sincerità e la qualità della scrittura.
Diciamo subito che non si grida al miracolo e che siamo più sul versante di un certo folk pop dagli umori esotici piuttosto che di una vera e propria ripresa della tradizione (Emma Tricca docet); ci sono echi dei soliti mostri sacri come Joni Mitchell e Joan Baez, ma anche di personaggi più legati a un certo amore per il pop come Ingrid Michaelson o anche la Norah Jones di Feels Like Home (When I Think About You).
Soul Whisperer inzia con l’ottima opening e title track, per poi regalare un brano arrangiato praticamente sulle sole voci (What Is The Journey): e qui il discorso si fa da subito abbastanza serio, perché ci si trova davanti a una voce limpida e cristallina, al contempo decisamente versatile. Sincere Love mette sul piatto una sezione di archi per una facile lezione di intenso pop cameristico, ma è un giro di vite verso il canto di liberazione del singolo Take My World, spoglio ed efficace esempio di folk che parte d’annata per svecchiarsi nell’arioso ritornello (occhio a Ingrid Michaelson).
TEss mostra di saper confezionare ottimi bozzetti di acoustic pop, che strizzano l’occhio alle tendenze del momento – nel mondo folk – quanto basta (I Will Wait For You, probabilmente la più immediata di tutto l’album, assieme al successivo calypso folk di My Home); eppure c’è qualcosa che non fa gridare al disco perfetto, nonostante una ballad del calibro di My Old Friend. Soul Whisperer rivela già tutto al primo ascolto, e dopo un po’ emerge una leggera e leziosa patina che prima non c’era: il risultato è che l’album, alla lunga, risulta esaurito in sé stesso per mancanza di mordente.
A differenza di un disco come Carrie & Lowell di Sufjan Stevens, per restare in tema di rivisitazione folk, il tasso di interesse cala con l’aumentare degli ascolti. Il che porta ad etichettare l’album come un lavoro “carino” – che può significare tutto e niente.
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