Recensioni

House isn’t so much a sound as a situation… E lo capisci che questo non è un disco qualsiasi. Lo recensiamo a più di un anno dall’uscita, consci dell’imperdonabile ritardo e in seguito all’insistenza con la quale lo abbiamo notato nelle chart di fine anno di mezzo mondo.
Non parlarne sarebbe un reato, peccare d’orgoglio diabolico: Midtown 120 Blues è un concentrato stile e 100% anima, l’house che ha in sè il blues, l’omaggio di Terre Thaemlitz ai vecchi tempi dei club newyorkesi; il thrill che attraversava la spina dorsale, la nostalgia del contesto da cui il suono nasce (ovvero la disoccupazione, il movimento gay, il razzismo, l’HIV, la droga, l’alcool) e da lì calarsi in una catarsi prima generazionale, poi etnica e infine universale.
Un viaggio in una ambient house dai divini tagli deep che toglie il respiro, salti temporali dal 1990-1991 giù fino al 1986-1987 in 120 bpm di oscurità che riprendono la lezione di Burial e la elevano a purezza estrema, tocchi nel tunnel black che sentivi in Chatterton, pesi massimi dell’analisi del ritmo vincolata da un patto di sangue con la depressione (quindi con la blackness).
Trascendono i generi di riferimenti, si diventa pura poesia urbana. Un disco che non si risolve mai, ogni volta che lo si suona ne escono nuove lacrime e nuovi sorrisi. Geniale Terre. Un disco oltre il 2009. Un disco da storia dell’house nation.
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