Recensioni

Visto al Flow dello scorso anno, il suo è stato il set migliore del festival finlandese. Un’altalena di proteici beat inondati di teutonico romanticismo sospesi tra house e stoccate techno, grande passione per il mix ed altrettanta esperienza nel dosarlo. Tensnake non è un giovincello. Vero nome Marco Niemerski, è nato ad Amburgo nel 1975 e da metà Duemila si è imposto per una house tinta disco e citazioni 80s tanto influenzata dalle produzioni scandinave e dai Junior Boys, quanto dai classici Romanthony e Masters of Work. Le sue tracce hanno finito per trainare altre produzioni europee a venire, non ultimi i Tiger & Woods, che recentemente hanno remissato la sua Need Your Lovin. E se il singolo top si chiama Coma Cat, già all’altezza del 2006, attraverso la label personale Mirau attivata con alcuni amici, il producer incideva tracce come Around The House e I Say Mista, Congolal e soprattutto In The End (I Want You To Cry), mettendo le mani su tutto un tessuto pulsante di tendenze fine 00s, dai rimandi 70s à la Lindstrøm alla balearica, dalle evoluzioni indie dance in zona DFA a quella che poi sarà la nu disco dell’inizio dei 10s. Il tutto ben dosato, condito da un approccio felpato, aperture colorate, retrogusti malinconici (Keep Believin’) e qualche smalto tech.
Con le cose più garage e newyorchesi (Something About You e Mainline, Need Your Lovin, See Right Through) che aggiornano la palette sonora di Niemerski al giro di Hercules e Azari & III (di questi remissa abilmente Reckless With Your Love) ma anche a Bicep e Maya Jane Coles e co., le produzioni di Tensnake si sono fatte via via più radiofoniche, a partire dal sodalizio con la vocalist berlinese Fiora, creando un inevitabile stacco nei follower del producer tra un prima e un dopo.
Glow, prima produzione major e primo album lungo del tedesco, tenta il personale Random Access Memories a partire dalla presenza in due brani di un session man di lusso come Nile Rodgers, già al lavoro con i parigini nell’oramai paradigmatico album di Get Lucky e qui ad aggiungere liquida funky a un paio di produzioni d’impeccabile aggiornamento generalista alla disco per le radio FM di ogni decade e grado (Love Sublime e Good Enough To Keep). Sempre a proposito di feat., non poteva mancare Jamie Lidell, reduce dal non proprio riuscito album omonimo, che firma una dimenticabile Feel Of Love, un’altro tassello di un mosaico di possibilità r’n’b funky tra i soliti 70s e primi synth-centrici 80s. Un’operazione tutt’altro che criticabile, dal punto di vista formale, che tuttavia si rivela, ascolto dopo ascolto, un lussuoso dispendio di energie lungo almeno metà della scaletta.
Tensnake è abile nel sparpagliare le carte e variegare il più possibile una formula curata in ogni dettaglio. Gli interludi sono strategici e anche interessanti, vedi il richiamo a Moby di No Colour, una First Song dalle parti dell’ultimo Illum Sphere, oppure ancora una Things Let to Say che nel catalogo Permanent Vacation starebbe benissimo. Eppure, all’ennesimo chorus, all’ennesima spiaggiata ibizenca, non c’è tocco, dettaglio o campionamento, strizzamenti d’occhio a questo o quello che va di moda quest’anno che tengano: Geremy Glenn in Selfish non è Pharrell, Fiora non è Katy B.
Glow sembra irregimentato, imbalsamato in un’idea generalista di house-da-parati che funziona soltanto secondo questa coordinata, ammettendone raramente delle altre. L’eccezione di rilievo, No Relief (dagli smalti electro e soulfoul malinconia) è la conferma che il marchio di fabbrica di Tensnake risulta più autentico sul lato dancefloor, piuttosto che su quello pop.
Amazon
