Recensioni

Tenedle è un instancabile sperimentatore a tutto campo, e nel suo laboratorio sonoro abbondano riferimenti pescati da molti ambiti artistici. Traumsender non a caso – titolo del suo ultimo lavoro – in tedesco significa letteralmente “speditore di sogni”, ed è un colto omaggio alla figura introdotta da Jacques Le Goff ne L’immaginario medievale che conferma la trasversalità artistica di 13 brani approcciati con un piglio talvolta da musicista, talvolta da regista o da pittore. Dopo Odd to love (2015) dedicato a Emily Dickinson, questa volta il concept dell’album è l’Espressionismo del primo ‘900, in tutte le sue sfaccettature. La bontà dell’intuizione e l’interesse suscitato, vengono confermate dal successo della campagna di crowdfunding attivata per la pubblicazione del disco.
L’uomo dietro a Tenedle è Dimitri Niccolai, produttore di origine fiorentina residente ormai da 10 anni in Olanda, ad Amsterdam, e con all’attivo già sei album, il cui minimo comune denominatore sono l’ecletticità e la versatilità. Nel suo processo evolutivo c’è la new wave anni ’80 dell’esordio con i Laughing Silence; seguono poi le opere cantautorali, le composizioni per adattamenti teatrali, il ritorno alle produzioni elettroniche con il passaggio all’inglese, a cui vanno sommate le esperienze da pittore, regista e attore. Un esempio di artista a tutto tondo, i cui live sono vere e proprie performance multimediali, con immagini, video e letture.
Traumsender non si discosta dalla ricchezza di suoni e di riferimenti a cui il Nostro ci ha abituato. Nonostante Tenedle infatti sia teoricamente un progetto solista, da sempre la schiera di collaboratori è stata nutrita e variegata. Questo disco non fa eccezione. C’è una voce praticamente per ogni necessità, grazie alla presenza di Debora Petrina, Jolanda Moletta, Gabriele Marconcini, Edoardo Bacchelli, Susanna Buffa e Laura Taviani, a cui vanno aggiunti Andrea Fusario al basso ma soprattutto i talentuosi Fabio Torriti alla viola e Bert Lochs alla tromba, capaci di firmare con il loro contributo alcuni degli episodi più riusciti del disco: la coinvolgente No ground con le sue derive sintetiche, il meditativo singolo Zen e l’ipnotica The Temple. L’album ha mille volti: è spettrale e seducente, sinuoso e melodico. A una base elettronica che si nutre di loop e samples stranianti, si contrappongono aperture avant-pop, voci malinconiche e freschi apporti strumentali. Dimitri lavora con cura le avanguardie del primo ‘900 e le incastona in un’elettronica visionaria che sa di passato e di futuro. Le 13 tracce sono espressione di un pop alieno e sperimentale, che trae ispirazione da artisti come Peter Gabriel, David Bowie, David Sylvian, ma anche King Crimson e Björk.
Al netto delle ipotetiche difficoltà nel calarsi in un universo sonoro tanto eterogeneo e caratterizzato da soluzioni spesso tutt’altro che lineari, Traumsender, con le sue metamorfosi, osa, cercando di coniugare passato e modernità in una sorta di “Medioevo del futuro”. L’esperimento dello scienziato Tenedle risulta quindi ancora una volta riuscito, e per cinquantasei minuti spedisce l’ascoltatore in una dimensione onirica affascinante.
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