Recensioni
Tempelhof
We Were Not There For The Beginning, We Won't Be There For The End
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Fabrizio Zampighi
- 21 Gennaio 2010

Chiedete ai Tempelhof una definizione di elettronica. Vi citeranno Brian Eno, certo ambient in minore, una techno minimalista e un krautrock a maglie larghe. E’ ciò che si ascolta nel disco della band mantovana, tra dilatazioni in crescendo rubate a un post-rock in salsa Notwist (The Black Calypso) e parentesi cinematiche da dieci minuti di durata (Ten Years After), campionamenti in reverse (Song For Lily) e “multistrati” à la Tim Hecker (la title track).
Nel gioco di sponda che si fa equilibrio più che sperimentazione fine a se stessa c’è personalità e una certa eleganza formale, filtrata da un approccio metodico e cristallino. Il gruppo sa dove mettere le mani, anche se un minimo di weird in più non avrebbe certo guastato in un programma che affida a un pianoforte "normalizzante" il compito d’indirizzare la spinta centrifuga degli sfondi evocativi.
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