Recensioni

6.5

La seconda uscita per la polacca Gusstaff vede i Tarwater (e l’ospite Stefan Schneider di Mapstation, To Rococo Rot) alle prese con le musiche di un road movie diretto dal regista Pascal-Alex Vincent e un sound anche parecchio distante dalla formula del duo. Dimenticatevi dunque il sound wavey’n’eighties e pensate a certo folk smaltato dell’America dagli spazi sconfinati: c’è il tratto (non il fingerpicking) del John Fahey amato profondamente da Jim O’Rourke, la spruzzata ambientale-elettronica tipica della compagine berlinese, ovviamente tutto il sostrato post-rock europeo che tutto ciò comporta, e il tocco dubby specifico di Mapstation.

Il mix finale, vincolato dal regista anche attraverso l’indicazione di determinati strumenti da utilizzare (banjo, armonica a bocca e fisarmonica), presenta un’attenzione rurale resa con trame di chitarra e una cura spaziale riprodotta attraverso fascinazioni morriconiane. Tentazioni spaghetti ampiamente sedate comunque, e nella tipica maniera post per mano di ricchi contrappunti (i citati strumenti più tastiere varie, effetti, vibrafono, oboe ecc.) e risultati non distanti dai Califone. Sono pertanto le tre canzoni a riportarci su binari propriamente tarwateriani anche se, compiutamente, soltanto nella finale Chairs li si riconosce appieno, benché non nella forma migliore.

E’ la colonna sonora tutta a soffrire – come avvantaggiarsi – dell’impalpabile personalità. La bella e cortissima Le Chemin Traversait La Forêt (ampio spettro strumentale, ricco interplay tra gli strumenti) è l’unica a godere di un certo peso, altrove è un attento smalto sonoro al film. Solo per cultori ma anche un approfondimento ambientale dell’ultimo lavoro dei Tarwater, Spider Smile.

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