Recensioni

6.9

È irrimediabilmente legata al suono chitarristico noise&post americano, la proposta di molti gruppi siciliani. Specialmente quelli provenienti dalla zona di Catania – non a caso definita nei 90s come la nuova Seattle o la Chicago d’Italia a seconda dei gusti – hanno spesso un suono corposo, aggressivo e mobile, declinato di volta in volta sul versante mathy, post o noise-rock.

Non sfuggono alla regola nemmeno i tre Tapso II, proprio da Catania city: Stefano Garaffa Botta (chitarra, voce), Giancarlo Mirabella (batteria) e Giovanni Fiderio (violino, organo elettrico) di quella scena fanno parte da tempo, avendo suonato a vario titolo con realtà molto attive negli anni passati come Jerica’s, Mashrooms, 100% e Theramin. E a rinsaldare legami e fratellanze con animi affini d’oltreoceano ci sono anche il caro Sacha Tilotta (Three Second Kiss) dietro i pomelli e Bob Shellac Weston al mastering.

Non è tutto emulazione, però, ciò che riluce, e infatti i tre si sganciano dal suono nudo e crudo d’ascendenza citazionista per evolversi su un piano piuttosto personale. La presenza del violino li colloca infatti – rimanendo al catalogo T’n’G – sul versante di una sorta di Dirty Three virati math-noise, ma i tre hanno un suono più ondivago, vario e sostanzioso. In cui cioè passaggi “a vuoto” (la zona centrale de Il Mostro) tratteggiano paesaggi desertici incredibilmente romantici, evidenziando un interplay violino/chitarra che sa essere robusto e cattivo e non solo d’atmosfera. O come quando esercizi lontanamente slintiani si colorano di sabbia e aride suggestioni da lontano west (Almond Galaxy). Lì, in quella apparente schizofrenia tra geometrie e romanticismo, distorsioni e corde pizzicate, c’è il segreto di questo ottimo esordio autoprodotto.

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