Recensioni

6.2

Farà contenti gli insaziabili di revival dreamgaze il ritorno dei Tamaryn, disco che riprende esattamente dove l’esordio The Waves (2010) aveva lasciato ed imbastisce una nuova tavolata in celebrazione eterna dei ricorrenti My Bloody Valentine e Mazzy Star. Nove le portate con titoli descrittivi secondo tradizione e, al solito, sapori di atmosfere dilatate, qualità espansive, coesione che punta regolarmente all’inglobare i sensi in limbo sospeso e riverberato.

E va detto, Tender New Signs è comunque un bel sentire. I Tamaryn d’altronde ancora galleggiano sul tanto anonimato grazie a più d'un barlume di melodia ed al rinnovato l’approccio in produzione, self/lo-fi sulla carta, eppure preciso, cristallino nella resa dei singoli dettagli.

La scena attuale non è però la stessa in cui si inserì il debut: l’affollamento di proposta è, nel frattempo, divenuto costipazione; in ballo troviamo esordienti come Echo Lake ed i nostrani Brothers In Law che, con grande confidenza nei propri mezzi, cambiano le regole dei giochi puntando, a loro modo, su declinazioni straight-forward pop e quindi sulle canzoni. Ai Tamaryn queste – salvo le rare eccezioni I’m Gone e Heavenly Bodies – mancano, ed uno sforzo minimo in consolidazione widescreen non è loro sufficiente a tenere il passo dei sopracitati, specie sul piano dell’interesse sulla lunga distanza.

Di nuovo, in ottica conservatrice dei prodotti locali, ben più gustose le promesse mantenute dai Be Forest con il solo singolo Hanged Man.

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