Recensioni
Talib Kweli è il classico musicista di grande talento, rapper in questo caso, che dopo l'exploit iniziale non è più riuscito a ripetere i fasti dei dischi d'esordio, parlo di capolavori dell'underground rap quali Black Star, con Mos Def, e Reflection Eternal, con Dj Hi Tek. Poco male, perché nonostante ciò Talib ha continuato ad essere uno degli mc newyorkesi più rispettati e seguiti, e anche in Italia il suo zoccolo duro di fan (ed emulatori) non ha smesso di apprezzarlo. Gutter Rainbows è il suo quinto album solista ufficiale, seguito di quel Eardrums, uscito ormai quattro anni fa, di cui oggi ci ricordiamo soprattutto per i beats di gente tipo Madlib, Kanye West e Pete Rock.
Anche su questo Gutter Rainbows troviamo la solita manciata di brani East Coast belli pastosi, questa volta però prodotti da beatmaker semisconosciuti, in una sorta di ri-attualizzazione del suono della Rawkus, l'etichetta indipendente che sul finire degli anni Novanta era al top dell'hip hop sotterraneo statunitense. I produttori impiegati, però, non sempre hanno lo spessore adatto a supportare l'inimitabile flow di Talib. E uno che con la sua voce calda e le sue liriche conscious si è guadagnato un posto nella storia dell'hip hop (anche se il prossimo album si chiamerà Prisoners Of Conscious, a sottolineare quanto questa etichetta lo abbia a tratti un po' intappolato), come minimo merita musiche di primissimo livello.
Detto questo, brani come Uh Oh (con Jean Grae e Oh No al beat), Palookas (con Sean Price e superproduzione di Marco Polo) e Cold Rain sono delle discrete mazzate, che confermano l'ex-Black Star come uno dei più completi mc sulla piazza. Poi certo, il brivido degli esordi è lontano, e probabilmente non tornerà più ma, se avete voglia di ascoltarvi del sano hip hop classic, fortemente connotato in senso funk & soul, allora Talib Kweli continua ad essere una sicurezza. E siamo certi che lo sarà anche in futuro.
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