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It’s time to get trap back jumping. Dopo un lungo periodo, T.I. è tornato e ha intenzione di mostrare ancora una volta chi è il re del trap rap: Hey, nigga who you know that’s hot as this / Seriously, I’ll show you how to do the shit. Già dal titolo e dall’open track, che citano uno dei brani più popolari di Marvin Gaye, Tip intende mostrare di avere una marcia in più rispetto ai rapper di genere, stile Gucci Mane, riallacciandosi alla tradizione più classicamente urban e hip hop. La scelta è confermata anche a livello di produzione: troviamo quindi i produttori che assieme al rapper di Atlanta hanno scritto la storia del trap, come Dj Toomp e Jazze Pha, affiancati, secondo un modello già affermato con King, da altri più genericamente hip hop e R&B, comeNo I.D.Pharrell e Rico Love. Il disco riesce quindi a essere incentrato su ritmi di 808 a profusione, ma senza scadere nell’ossessione per la forma cassa mid tempo – piatti a doppia velocità tipica dei produttori più recenti come Lex Luger e Mike WiLL Made It, e, anzi, prosegue la tendenza dei dischi del Re a stemperarla con aperture funky e R&B.

Al microfono T.I. ci ricorda come sia un rapper infinitamente più dotato dei suoi epigoni, mostrando la solita bravura e plasticità nel flow e una scrittura più complessa e versatile. Ma il vero punto di forza di Tip risiede nel suo punto di vista: complesso e ambivalente, dovuto forse alla sua storia personale di ragazzo cresciuto in mezzo allo spaccio di droga e che decide di farsi testimone di quella vita, ma senza facili esaltazioni e mostrandone anche gli aspetti più scabrosi. Certo non lesina momenti di puro divertimento come Ball (in feat con Lil Wayne), un brano club-oriented nello stile della miglior tradizione Cash Money Records (“This club so packed, these hoes so drunk / I got a bottle, got a model, got a molly, got a blunt”), ma si sofferma anche a riflettere sulla propria cruda esperienza personale. Esemplare è in questo senso Sorry, in cui vediamo T.I. impegnato a meditare sulle colpe di una gioventù da criminale: “Innocent ladies raped and defenseless babies abducted / Such a horrible truth, but you see it over and over/It’s nothing, / you numb to it and your heart grow colder / Pacify your pain with a chain and a Rover”. Notevole anche la perfomance del gigante Andrè 3000, che sul finire dello stesso brano, chiede scusa all’ex compare Big Boi per aver fatto fallire il progetto Outkast, regalandoci al contempo dei virtuosismi da manuale dell’hip hop.

Nel complesso Trouble Man si colloca un gradino al di sotto dei classici del Nostro, non avendo l’urgenza di Trap Muzik di dire qualcosa di nuovo, né le potenzialità pop di King, ma rimane un disco di hip hop ben fatto, che riesce a essere contemporaneo senza scadere nel modaiolo e che quindi non scontenterà gli appassionati del genere.

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