Recensioni

Perno della scena noise capitolina, System Hardware Abnormal giunge con S.Tart alla conclusione della trilogia robotica, dopo il passo 1, This Aster, e il passo 2, Re-soosh, sempre in nome di un noise dalle tinte harsh e prodotto in condizioni di assoluta ma ricercata “povertà” tecnologica. Come una sorta di presa di posizione contro la iper-tecnologizzazione della contemporaneità, System Hardware Abnormal devasta e stantuffa avvalendosi di strumentazione povera – Gakken sx 150, Korg Monotron, Eko dream box 15 rhythm machine, Korg M1R, Akai pop keyboard, Mixer Bheringher, Korg Kaossilator, ecc. come da indicazione della press – per “ricreare” mondi in una sorta di clash retro-futurista in cui il punto di vista dominante è quello del “dominato”, la macchina, piuttosto che del “dominatore”, l’uomo.
Della serie, se nell’evoluzione robotica del mondo qualcosa fosse andato storto – cortocircuiti, errori di programmazione, addirittura ipotesi di macchine divenute indipendenti dal volere umano – probabilmente la colonna sonora non sarebbe stata dissimile dai 70 e passa minuti qui raccolti (suddivisi in 5 tracce self-titled e tributo a Talo, primo robot della storia). La materia sfocia spesso in derive harsh-noise ipnotiche e devastanti, ma è il senso del tutto a farsi apprezzare: musica del limite, “borderline” per intuizione e applicazione, sempre sul punto del collasso, della fuoriuscita dall’orbita prestabilita, del deragliamento impazzito verso una specie di anarchia sonora fatta di mille input in totale e libero scontro, S.Tart è trance-inducing come un Tetsuo tecnologico sul punto di andare fuori controllo. Alternate future is next to come.
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