Recensioni

Unire la tradizione del cantautorato italiano alle pulsioni dell’elettronica soffusa. Sylvia, nel suo esordio lungo Senza Fare Rumore, punta, riuscendoci, a creare un lavoro di pop-soul elettronico sulla scia delle influenze provenienti da Londra e Berlino. Proprio nelle due capitali la cantautrice lombarda ha vissuto per un periodo, portando avanti l’attività di fotografa e inglobando ascolti caratterizzati da voci e melodie distese su onirici tappeti elettronici. Non è un caso che nella press release la Nostra dichiari di aver «trovato ispirazione nella mitica label londinese, Warp, ma anche nella musica classica e in Lucio Dalla». Tutti questi ingredienti vengono convogliati nel suo lavoro, in cui, a differenza di quanto accade con altri progetti femminili italiani dell’ultimo periodo che hanno scelto la strada del pop elettronico cantando in inglese (BIRTHH, L I M), si cimenta con l’italiano. Scelta che la premia per la capacità di adattare i testi ai giochi di beat, drum machine, sintetizzatori e vocals effettati.
Si aggiungono poi influenze jazz, inquietanti archi, elementi orchestrali, a creare una musica soffusa e sofferente, come nell’apertura Si Ck, a metà tra James Blake e Fka Twigs. Paralleli che risaltano anche in Luce ma con una interessante versatilità: non solo accenni post-dubstep e neo-soul, ma anche una ben combinata parentesi post-rock. La sua voce, profonda e malinconica, racconta un senso di incertezza in una solitaria riflessione notturna, una caduta lenta e sensuale verso il basso («Se l’oceano sei tu, mi trascini e mi porti giù») che in Pozzanghera gioca con una melodia di chitarra elettrica e nella ballata elettronica di Quasi Agosto con le note di pianoforte.
Inquietudine che non diventa violenta disperazione, raccontata dando suoni al silenzio: «Tutto cade senza fare rumore», in Insonnia, sintetizza il valore concettuale dell’album. Un lavoro che riesce ad innovare la tradizione del cantautorato italiano portandolo in ambienti elettronici raffinati, dando calore al digitale con il gusto per gli archi e gli strumenti tradizionali. Lo sguardo, però, può anche superare i confini nazionali e rivolgersi in maniera credibile al panorama internazionale, da cui la Nostra attinge senza correre il rischio di una mera imitazione. Talento da tenere d’occhio.
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