Recensioni

5.5

Forse perché si tratta di musica che perde in vigore espressivo se segregata dalle immagini (di film: questa volta Nuage e Les Mains D’Andréadi Sébastien Betbeder) per cui è concepita. Sarà perché tanto lo
Chauveau post-minimalista, quanto quello impressionista allievo modello
di Satie , ha già detto tutto con Le Livre Noir Du Capitalisme. Sarà. Ma un disco del genere lo si ascolta fino in fondo con grande
fatica.

Chi ha amato l’album che nel 2003 aveva fatto gridare al
capolavoro più d’uno – o, chessò, i Rachel’s – troverà anche qui di che
rallegrarsi. C’è la solita, cristallina, purezza di melodie che
sbocciano e vivono il tempo di un fiore.C’è il dialogare sommesso di
piano, violino, violoncello e l’intimismo lirico di suoni che foderano
alla perfezione immagini e che sanno solleticare la facoltà adibita a
crearne.

Un po’ poco per spacciarlo come il nuovo disco del francese,
il degno seguito del suo illustre predecessore.

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