Recensioni

7.1

A un anno dall’omonimo ed acclamato disco di esordio, gli Swearin’ tornano sulla scena punk / garage con il sophomore intitolato Surfing Strange per una meritata riconferma. Allison Crutchfield, dopo aver abbandonato la dolcezza pop che si mescolava a un punk adolescenziale nel progetto P.S. Eliot con la sorella Katie e dopo aver superato in termini di qualità (se non di fama) quella stessa sorella (aka Waxachatee, che sempre nel 2013 ha pubblicato un sottotono Cerulean Salt), ha capito esattamente quale direzione prendere e, assieme al compagno Kyle Gilbride ed i colleghi Keith Spencer e Jeff Bolt, ha dato vita a Surfing Strange.

Ci si trova di fronte ad un chiaro proseguimento del progetto iniziato con il primo album e difatti alcune canzoni potrebbero tranquillamente sembrare delle B-side di Swearin’ (Dust In The Gold Sack, Young), mentre altrove è lampante l’evoluzione di un percorso che ha condotto la band di Philadelphia ad aprirsi maggiormente verso un suono meno aggressivo (Waterd Down, Mermaid). Di conseguenza la velocità del disco è calata (Echo Locate) raggiungendo addirittura sinuose inflessioni simil garage-ballad in Loretta’s Flowers. Una gamma sonora più eterogenea che arriva fino alle lente ambientazioni roche degli ultimi The Kills (Melanoma), toccando per la prima volta i tasti del piano (Glare Of The Sun) al sapore di Eleanor Friedberg.

Pur non avendo scoperto nulla di nuovo, gli Swearin’ hanno bilanciato perfettamente le morbide linee vocali con un modo personale di intendere ciò che è stato il garage e il punk e, variegando sonorità graffianti e melodiche allo stesso tempo, hanno portato alla luce suggestioni semplici ma non banali. Il risultato è un disco piacevolissimo da ascoltare.

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