Recensioni

5.6

Lo avevamo conosciuto poco più di un anno fa con Love Or die anche se, Susumu Yokota ha già alle spalle una decina di anni di attività e una trentina di album.

Tredici tracce e sette collaborazioni tutte al femminile per la neo uscita firmata Lo Recording ma in questo caso non sono i numeri a far la differenza. Mother si lascia controllare e lo si dichiara apertamente già dai primi minuti dalle scelte vocali, senza nulla togliere alle preziose opzioni in talento che reggono il gioco con gradevole grazia ma tramano inganno.

E sono proprio i pieni e i vuoti, le identità in pigmenti elettroacustici e i colori che pagano il pegno, risultando o troppo accondiscendenti ( A Ray of light ) o decisamente fuori posto (Meltwater). Ritornano i residui del Sylvian e gli anni ’90, velati tra le piste a tre di “Love Tendrilises” o dichiarati senza timore nei toccati confini d’intro ambient-house (The Natural Process) che a suo modo cerca rimedio nel dovuto giusto ordine delle cose (Breeze), tra battiti elettronici e le scritture in frequenza. Troviamo i Dead Can Dance, smalti dream e persino quella new age dai bozzetti  angel-chic che fanno tanto Enya.

Si salvano gli accostamenti in chiaro-scuro tra i riff di chitarra e il canto di Nancy Elizabeth (A Flower White) o vocalità dall’approccio “concreto” (Reflect Mind). Congeniale a suo modo l’accostamento di percussioni e sintesi con le dualità vocali di Suture o le chiusure per pianoforte che nel voluto eco si lasciano contaminare dall’avanguardia; anime che sicuramente troveranno rifugio nei salotti per intellettuali, cosmopoliti e stagionati.

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