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7.8

Se la sono presa comoda i Sursumcorda per dare un seguito all’eccellente L’albero dei bradipi, un lustro intero. Non che il quintetto milanese sia rimasto con le mani in mano, anzi. Rubricati i fisiologici cambiamenti di organico (della formazione originale sono rimasti Giampiero “Nero” Sanzari, Piero Bruni e Francesco Saverio Gliozzi), in questo lasso di tempo hanno composto ben sette soundtrack per documentari di varia natura, cioè hanno seguito l’estro, quella sontuosa attitudine che li porta a realizzare stanze sonore per situazioni particolari, coincidenze poetiche, traiettorie narrative, frame visuali…

E’ quindi nel segno della suggestione musicale applicata al cantautorato che nasce La Porta dietro la cascata, album di canzoni dalle grandi aperture melodiche, sorrette da una apprensiva solennità chiosata da generose però mai eccessive partiture orchestrali. Un folk pervaso di aromi mediterranei come orizzonte mentale, il languore accorto e pensoso degli chansonnier – e vagamente Tenco – a spigolare intuizioni liriche, un esotismo sperso e a tratti balcanico a condire i guizzi: queste le principali coordinate di una calligrafia stratificata ma estremamente fruibile, interpretata con sobrietà disarmante dal Sanzari, voce non certo virtuosa ma ben dentro al quid poetico della cosa, anche quando si cimenta della "cover della cover" con So che mi vuoi (la versione che Mina fece della beatlesiana It’s For You). Pezzi indubbiamente riusciti come Infinito, Il palazzo, Bambina che schiaccia i pinoli e Nascita nuova sembrano la sintesi ideale tra pop di qualità e musica d’autore.

Poi ci sono i "frattali", variazioni strumentali più o meno brevi di spunti melodici raccolti nel secondo CD, un’appendice che torna a mettere l’accento sulla capacità di imbastire situazioni soniche tra poetico e cinematico, ribadendo la statura di una band da tenere in grande considerazione.

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