Recensioni
I romani Surgery, sulle scene da un buon decennio con il loro electro-industrial in italiano, si giocano la carta per l’espatrio e inseriscono la lingua inglese in metà del loro ultimo disco. La formula è composta da chitarroni distorti, campionamenti aggressivi, drum machine e doppia voce maschile-femminile divisa tra urla efferate e melodie dark, il tutto alternandosi tra brani spinti verso la dance (Un dolore fa, il remix di Enemy Domine a cura di Nachtmahr), altri con un’accezione più metal (Il galeone), e momenti di raccoglimento cantautoriale (La ballata dei caduti).
L’uso dell’italiano applicato a queste sonorità rimane il tratto distintivo del gruppo, rischio e virtù allo stesso tempo, che per alcuni potrebbe suonare straniante o indigesto, ma per altri innovativo e apprezzabile. Le sezioni anglofone, invece, si lasciano godere per una maggior attinenza al genere di riferimento, pur senza regalare niente che non abbia precedenti anche tra i vari Icon Of Coil, Combichrist, Rammstein, Deathstars e via dicendo, indebolite inoltre da una pronuncia non sempre perfetta.
Ottimo gruppo live, anche per la presenza scenica caratterizzata dalle maschere e dai costumi di Sergio Stivaletti (Dario Argento), i Surgery confermano in Reset lo status di “insider” nel panorama nazionale. Per erigersi oltre confine, tuttavia, c’è bisogno probabilmente di emanciparsi da riferimenti ancora troppo invadenti.
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