Recensioni

Le note stampa del disco giocano giustamente col nome scelto dal terzetto/quintetto toscano e noi ci adattiamo di conseguenza: zero “tettone” e immaginario cartoonesco, rispetto ai famosi b-movie RussMeyeriani, ma un sunto delle violenze perpetrate da quelle eroine dal seno extralarge e adattato ad una tavolozza di colori che vira dal grigio industriale al nero cupo del noise-rock più grezzo e malato. Una sorpresa relativa, se si va a scavare nel background dei partecipanti, spesso incastrati random negli ingranaggi post-kraut, ambient-psych ed esoterici dell’underground italiano, vedi alla voce Ambient-Noise Session, Metzengerstein, Holy Hole, ecc. e abili nel giocare con strumentazione classica – basso e batteria – unita alle potenzialità dell’elettronica (feedback, riverberi, delay ecc.).
Le quattro tracce di Nature And Culture si muovo agili come pachidermi sonori tra deliqui hard-psych/drone alla maniera dei primi Earth (l’opener O è una mazzata in faccia a suon di sustain and release) ed esplosioni/implosioni tra le pieghe dell’anima nera (l’assalto da pieno industrial noise-rock di Chromo) a rinverdire un legame, quello tra le italiche gesta e l’area grigia, mai sopito nel corso dei decenni. Ma sono le due tracce lunghe, che insieme assommano una scarsa mezzora – rispettivamente i 12 minuti di I e i 13 di Loud! Loud! Loud! –, a dare il senso di un progetto che supera a destra la forma canzone, prediligendo le dilatazioni impro: lunghi, estatici, crescendo di asperità industrial, clangori post-droning, groove noise anni ’90, tensione sempre alta ed esplosioni strumentali al calor bianco.
Al contempo memoria indistintamente sfatta dell’età di mezzo tra la primigenia sferzata industriale britannica e le elaborazioni “fisicamente” rock al crinale tra ’80 e ’90 e minacciosissima risposta alle melense pieghe di un underground che spesso dimentica il suo ruolo, Nature And Culture è un tour de force virato al nero che farà contenti molti estimatori
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