Recensioni

Soprattutto negli ultimi anni la piccola label milanese Beat Machine si è distinta nel florido e variegato panorama elettronico italiano, diffondendo dal capoluogo lombardo una serie di produzioni capaci di gettare numerosi collegamenti con le più interessanti tendenze electro e dance internazionali. L’esempio più calzante e rappresentativo è indubbiamente la collana di singoli Swinging Flavors che, dal 2015 del primo capitolo firmato Sun People (producer austriaco attivo anche con lo pseudonimo Simon/off), ha portato artisti di caratura internazionale (l’inglese Itoa, il laziale Lynch Kingsley, il tedesco Ticklish) a confrontarsi con footwork, juke, drum’n’bass e jungle, sulla scia delle riflessioni avviate da Om Unit e Machinedrum riguardo i nuovi suoni di Chicago e la parentele con l’hardcore continuum inglese.
Anche il nuovo lavoro edito dalla Beat Machine prosegue sulle stesse coordinate soniche e teoriche, aggiungendo però ai ritmi sincopati e spezzati e ai bassoni tipicamente britannici un’attenzione alle influenze world che è uno dei temi principali di questo 2017: ponendosi esattamente a metà strada dunque tra il reggaeton cyber-punk di Kelman Duran e la sampledelia onnivora di Clap! Clap! (per citare due differenti interpretazioni della diffusissima tendenza terzomondista) l’ep Jua, esordio ufficiale (dopo l’auto-prodotto e gratuito Guyana Split) del duo italiano Sun Yufka, innesta così su groove spastici e velocissimi differenti sfumature etniche, dall’America Latina di Batuda all’Africa di Anikula (omaggio neppure troppo nascosto a Fela Anikulapo Kuti) e chiude il cerchio tra ispirazioni, riferimenti e potenzialità reali con il remix selvaggio e festoso della traccia Kambo affidato alle mani dell’uruguaiano Lechuga Zafiro.
Un lavoro breve, ma pregiatissimo, capace di impreziosire e anche di far svoltare le vostre serate invernali più movimentate.
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