Recensioni

Mettere una testa di carpa in copertina è una scelta davvero ingombrante, si capisce, ma per l’ottava uscita solista Stallones alza il tiro e a buon diritto. Di trip post-Magic Lantern con il buon baffone texano ce ne siamo già fatti molti, ma The Inner Treaty profuma di personalità e di punto d’arrivo. Questo traguardo ci fa pensare che, dopo l’esperienza roots con i Congos, quella del 2012 sia stata per lui una calda estate particolarmente ispirata a Long Beach.
Cotto dal sole e dagli acidi, l’album infatti trasuda dub primordiale, segnando un ritorno alle origini con una trama rudimentale e minimale, aggrovigliata in un’insolazione sonora delirante. Sun Araw si spoglia definitivamente dei pesanti droni e riverberi, asciugando le melodie per focalizzarsi sull’essenziale, sul dettaglio – non dettaglio – e sulla creatività. Ben lungi dal suonar vecchio, The Inner Treaty è un’opera atemporale in un periodo di dub digitale, in cui Stallones estrapola il corrispettivo analogico con ogni mezzo possibile e ai limiti del ridicolo. Registrando il tutto in casa, blatera senza senso (quando ne ha voglia) e batte estasiato su organetti, synth da principianti e percussioni-giocattolo, stuprando la chitarra fino a cavarne atmosfere malatamente tropicali, oniriche, drogate, atonali. Un trip ambientato in una giungla esotica popolata di armoniche cinguettanti, rumorismi insoliti e scorie acide, che scivola via senza appesantire la testa, privo di contridicazioni ed effetti collaterali.
L’ispirazione per Stallones scaturisce dall’interno, dal rapporto tra conscio e inconsicio: percorsi evolutivi dell’anima e stadi mentali ultimi dove il tempo e le strutture perdono di significato. Non sta a buttarla tanto sull’intellettualismo, sul ragionamento: l’improvvisazione giuda l’arte e ne estrapola il risultato, come quello di una Summun Bukmun Umyun’ appena abbozzata pescata dal jazz a tinte africane di Pharoah Sanders.
Già esponente di spicco nella nuova psichedelia, Stallones con il progetto Sun Araw e The Inner Treaty si afferma come uno dei massimi santoni contemporanei dell’attitudine weird, plasmando private rivoluzioni freak nate da una ricerca spirituale e da un inguaribile ottimismo.
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