Recensioni

A ben undici anni dal suo ultimo solo-album, Songs for the Young at Heart (realizzato con il compagno di band Dave Boulter), Stuart Ashton Staples pubblica un nuovo episodio della sua carriera solistica, Arrhythmia, un lavoro che, seppur dotato di un’innegabile continuità con l’esperienza artistica dei Tindersticks, ribadisce la ricerca di un percorso cantautorale autonomo e improntato alla sperimentazione. In queste quattro lunghe tracce evocative, vengono disseminate suggestioni coerenti eppur diversificate: musica stratificata e cinematografica, dunque immaginifica, che alterna il registro magnetico dei glitch elettronici al ripiegamento acustico, con corredo di archi e bassi profondissimi. Leggerezza e cupezza coesistono piacevolmente, in uno storytelling indolente e sussurrato, mai feroce, mai ruvido, sempre morbido e gentile.
Riecheggiano influenze moderatamente soul-step in ciascuno dei primi tre brani (A New Real, Memories of Love, Step Into The Gray), a riprova di una produzione fermamente votata alla creazione di atmosfere inedite, eppure assolutamente riconoscibili (merito soprattutto delle doti interpretative di Staples: quel cantato lento, cedevole, notturno). L’ultima traccia, Music For A Year In A Small Painting, è tuttavia l’attestazione più forte dei proponimenti del Nostro: si tratta infatti di un viaggio strumentale lungo 30 minuti, frutto dell’apporto di diversi musicisti, che hanno contribuito, sin dal 2012, alla sua realizzazione. Ciascuno di loro è stato chiamato a fare un’esperienza visuale attraverso i quadri della pittrice Suzanne Osborne (compagna di Staples) e a tradurla in musica, attraverso brevi frammenti strumentali. I vari passaggi sono stati poi raccolti e ricomposti ad unità, dando vita a un ensemble lirico e multiforme.
L’impressione che si trae dall’ascolto, non sempre facilissimo, di questo Arrhythmia, è di un lavoro accurato e sentito, prodigo di fascinazioni ma talvolta spaesante, come un film che a un certo punto diventa troppo lento, come un bianco e nero occasionalmente sgranato che rischia di diventare eccessivamente indefinito, ma in cui si giunge alla fine con un senso di tenuta complessiva del tutto, e la ferma convinzione che ne sia comunque valsa la pena.
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