Recensioni

Un’emulata attualità carica di significato a stupire e ipnotizzare l’ascoltatore, una composizione che “d’autore” ha il soggetto e non solo il compositore in cui lasciarsi travolgere e alcune volte intimidire, un passo a due impegnato ma mai forzato, ennesimo capolavoro per il maestro della minimal-music.
Un concept di quattro movimenti per Daniel Varations le cui linee guida compositive e di testi sono le martiri parole del giornalista e musicista Daniel Pearl ucciso nel 2002 da fondamentalisti islamici, a cui si sommano citazioni di passi biblici tratti dal libro di Daniele.
I Saw A Dream, un ritmato battito di vibrafono in cui si incastrano cluster di pianoforte ed archi dove dominano le corde minori, una scura armonia cromatica di pieni e di vuoti di un’emotività delirante, rappresentazione simbolica del “terrore”, significato affine per il sogno quasi “premonitore” di Daniele.
Un “terrore” esorcizzato in My Name Is Daniel dove i loop dei cori di soprani e tenori dialogano con un quartetto d’archi e pianoforte dalla struttura armonica che domina le chiavi principali,un emblema, una dolce celebrazione delicata e vivida un elogio requiem di questo straordinario uomo.
A chiusura del progetto una fase decompressiva quasi dilatante, tre Variations For Vibes, Pianos & Strings , quasi a enfatizzare la pienezza della composizione d’apertura.
Un Reich più scuro, lontano dai minimalismi a lui cari ma in cui non mancano gli amati loop sovrapposti, una composizione politicamente impegnata ma riservata, una preziosa opera d’arte per uno scultore del suono.
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