Recensioni

7

Con tutto l’amore che si può nutrire per i Genesis, a ricordare che avevano tra le loro fila quello che si è palesato come uno dei chitarristi più sensibili, inventivi e dotati di tutta la storia della musica rock e a pensare che l’hanno praticamente costretto a mettersi alla porta da solo, verrebbe voglia di prenderli a schiaffi quei tre. Dire “addio” per Steve Hackett è stato un autogoal dal punto di vista economico, ma una mossa azzeccata se si considera tutto ciò che ha espresso una volta intrapresa la carriera solista e non gli sarebbe stato concesso se fosse rimasto a braccetto con Banks, Collins e Rutherford.

Il chitarrista di Pimlico ha sviluppato una carriera multiforme – dischi elettrici, acustici, innumerevoli collaborazioni – e soprattutto puntuale: sia nella qualità, sia nella frequenza delle registrazioni. Raramente è mancato un suo disco all’anno, ma col passare del tempo e l’accumulare degli anni Hackett sembra paradossalmente esprimere sempre maggiore energia (anche in quanto a volume) e velocità (in fatto tanto di produzione quanto di esecuzione): oltre ai dischi, non si possono sottovalutare gli assidui tour premiati dai fan che vanno crescendo e provengono anche da altri settori (per esempio il Metal, considerato il fatto che il suono di Hackett si è nel frattempo in qualche modo “indurito”).

Con Surrender Of Silence i dischi da studio sono qualcosa come 27, e il sentore è quello del lavoro di compendio: una sorta di summa che raccoglie il meglio del passato e la più recente voglia o, se preferite scoperta, che ha caratterizzato l’operato degli ultimi anni del musicista, cioè l’apertura – tutto sommato discreta – verso spezie musicali di altri continenti. Esempio nitido del ‘pezzo forte’ di Hackett, quella sua predilezione per una sorta di ambientazione cinematica, quasi una sceneggiatura sonora, di stampo vittoriano-fantasy-steampunk (in immagini, ciò che raccoglie/esprime più di ogni altra è la copertina di Please Don’t Touch del 1978), è il poderoso trittico iniziale The Obliterati, Natalia, (e la spassosa nel titolo) Ralaxion Music for Sharks (Feauturing Feeding Frenzy): tra divagazioni strumentali, orchestrazioni bulimiche, assolo sempre più incandescenti (insieme alle canzoni singing-along come Held in the Shadows o agli episodi irrobustiti da riff anodizzati, per esempio Day of the Dead), come detto, hanno destato l’attenzione del popolo metallaro (meglio tardi che mai).

Dall’altra parte del satellite su cui si è insediato – la dark è quella citata, questa è la facciata luminosa – Hackett esplicita invece la nuova vena che ha caratterizzato il più recente corso: una lunga serie di viaggi pre-pandemia (complici tour e vacanze con la giovane moglie) ha acceso nel chitarrista la curiosità verso inclusioni sonore esotiche che colorano diversi brani anche di Surrender of Silence: Wingbeats, Shangai to Samarkand, e accenni qui e là.

Hackett canta sui suoi brani da lungo tempo. Ma la voce che si alza e risalta su tutte – anche su quelle di Amanda Lehman: toccante il duetto nella intensa Scorched Earth, forse il pezzo più bello, che sfocia nell’acustico sigillo di chiusura Esperanza; Durga e Lorelei McBroom, il solito Nad Sylvan – è quella della immarcescibile Gibson del once was a Genesis. Inconfondibile, si innalza su mille. Unica nel suo genere imbastisce soliloqui, discorsi, trame, ulula, sussurra, ringhia, in un caleidoscopio di trame non solo intricate ma spesso in equilibrio sul filo del rasoio. Basterebbe questo per consigliare l’ascolto di Surrender Of Silence: ma c’è anche un capace uso dell’arte/scienza dell’ingegneria sonora, che dimostra che Hackett (benché diverse canzoni siano state scritte insieme al tastierista Roger King e alla moglie Jo per quanto riguarda i testi, un sodalizio oramai consolidato), è molto più di un magistrale chitarrista, in grado di costruire azzardate eppure solidissime strutture – chiamate canzoni – che non temono scrolloni, urti, nemmeno terremoti.

E i Genesis l’hanno lasciato andare come uno qualunque. Shame on you, dear old guys. Shame on you.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette