Recensioni

Stephen Steinbrink è un cantautore introverso e con gli occhi ancora iniettati di sogno, un polistrumentista autodidatta e con un amore palese verso artisti come John Lennon ed Elliott Smith, le cui vocalità sono spesso richiamate nelle sue interpretazioni. Americano di Phoenix in Arizona, autore di svariati album che gli hanno costruito un percorso di nobile anonimato, arriva oggi al suo primo disco edito per la piccola etichetta inglese Melodic, label che si prende la briga di rispolverare questo Arranged Waves uscito in autoproduzione un anno fa.
I misteri del music business sono e restano tuttora irrisolti: l’artista in questione ha talento da vendere, e appare evidente nelle dodici composizioni di quest’album, così fortemente radicato in melodie e arrangiamenti dal forte retrogusto Eighties. Qui si tratta di puro e basico indiepop di stampo forse nordamericano, sul genere di Craft Spells (Animated Dust e Trust su tutte), Fruit Bats o The Shins; spesso, poi, si vola con la testa ad alcune sperimentazioni beatlesiane degli anni di Revolver o Rubber Soul (Bran New Manic Brain Holder), rivisitate in chiave personale. Fatto sta che la qualità c’è, eccome.
Con la canzone Tangerine si entra nel territorio di un folk malinconico e sospeso che sicuramente non reinventa il genere, ma si limita ad offrire un contributo notevole per intenzione ed intensità di scrittura. E’ con It Takes A Lot To Change A Mind e Sand Mandalas che si arriva al momento più chiaro di Arranged Waves, quello in cui si paga il tributo a tutta la famiglia Lennon, da John ai suoi figli, con una ballata sognante e di effetto.
Si tratta di pop nel vero senso del termine; nessuno strumento, dalle chitarre al piano, emerge chiaramente, perché ogni cosa è pensata per dare risalto alle melodie come fosse un morbido ed elegante tappeto. Un pop ordinato, canonico ma non banale, dove ogni canzone si lascia ricordare e ascoltare per qualche hook particolare (Impress My Memories, dove si va ancora più indietro verso i Seventies in un gioco di richiami con certo folk d’annata quasi canterburiano), sia esso la linea vocale o un arpeggio di chitarra acustica messo qui e lì. Arranged Waves è un album consistente, che fa porre domande sulla casualità o fortuna che governa spesso il music business.
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