Recensioni

6.8

Staré Město è un progetto nato tra Ferrara e Bologna grazie all’incontro di Enrico Bongiovanni, Giovanni “Fuzzbinder” Sassu, Tommaso “Delay” Lampronti e Ruggero Calabria; il disco d’esordio della formazione, uscito per la validissima label abruzzese I dischi del Minollo, è un bell’indie rock, con testi che evocano percezioni di rancore, spazi misurati ma lontani, effettati con riverbero decadente, ed echi à la C.S.I.. Ascoltando Punto di Fuga vengono in mente i primi Diaframma (quanto mai allusivi nella cover di Cielo d’Africa, ma anche in Riparo) o il narrativismo post punk di Massimo Volume e ManzOni. Quindi derivativo, ma bello perchè celebra ambienti di devozione e strutturalismo sbriciolato dalla Storia.

Lirismo e scontento, in brani come Ultima cena e l’apocalittica Thalia, si fondono al diniego che sbrodola sempre nel racconto. Nei testi questa angustia pesa molto, quasi si sfigura con l’accetta per quanto è fitta. Affascinati sì dai primi anni Ottanta, il quartetto non gradisce tuttavia, di quella stagione, il chiarore di certe sonorità o di alcune pregevoli composizioni pop, preferendo colorarsi di una bruna inedia fra ritmi asmatici e rapidi. Quindi, più che un senso forte di contaminazione, voluto già dalla scelta del moniker (Staré Město è il distretto più antico e multietnico di Praga), quello che più domina è un discorso lanciato in aria per essere discusso, trascinato in terra per essere debitamente calpestato (Menodizero), recluso e di nuovo liberato. Questo, e non la proposta sonora che alla lunga logora, è l’asso nella manica del gruppo.

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