Recensioni

Secondo EP di seguito per Ridgway dopo il precedente The Complete Epilogues, il quale raccoglieva qualche outtake dall'ultimo album Neon Mirage pubblicata in precedenza su una serie di EP digitali, cui aggiungeva qualche cover e due pezzi dal vivo.
In entrambi i casi si tratta di EP solo come concetto, però, visto che la durata è da album – qui però raggiunta grazie a quattro canzoni live (due delle quali, misteriosamente sono le stesse di Complete Epilogues), tra ripescaggi volti a dimostrare che la sua carriera non limitava le perle ai Wall of Voodoo e ai primi fortunati dischi da solo (Stranded, Afghan Forklift) e la testimonianza del modo spettrale e sommesso in cui ora esegue live il capolavoro Camouflage.
Se invece guardiamo ai brani nuovi, ci troviamo davanti a qualcosa di più di qualche canzone che valeva la pena pubblicare anche se non aveva trovato la via dell'album: pur non scostandosi dal suo stile tra Morricone e l'elettronica, swinga efficace nell'iniziale The Drowning Man col violino e il sax a dipingere una notte waitsiana, mette un sitar su una title track che evoca certi 2/4 del suo vecchio gruppo, sintetizza le due in una Gone Deep Underground tirata da un gruppo che suona con voglia contagiosa (chitarre che fanno dialogare tremolo e distorsione e l'organo che contrappunta), la stessa voglia che in All Too Much si scatena sul riff di Cantaloop (versione Us3) rimpolpandola di fiati entusiasti, chitarre pungenti e baldanza vocale.
C'è anche spazio per il racconto lirico un viaggio Across The Border con appropriato stile tex mex e, prima dei brani live, di una cupa ninna nanna come We Never Close.
Decisamente non solo per fans.
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