Recensioni

Dopo Mshini Wam del 2010, arriva il secondo album per Nthato Mokgata, musicista africano di Johannesburg, già conosciuto tra le altre partecipazioni per un featuring su Kawaii di Missill. Grazie all'apporto del chitarrista Nicolaas Van Reenen le sonorità di miscuglio meltin' rap delle origini si infarciscono di arrangiamenti potenti e connessioni con armonie panafricane, in un ritorno che in questi ultimi anni ha trovato appoggio sia su numerose compilation sia sull'hyping di artisti come Tinariwen o Mulatu Astatke (due nomi su tutti).
L'approccio di Spoek va incontro alle avanguardie rock massimaliste degli Animal Collective, ai breakbeat sbilenchi (che annunciano nuove vie per l'anystep) di Rustie e ai rimescolamenti dell'immaginario UK con le proposte post-bbreaking di Africa Hitech. La visione dell'uomo prende infatti i sample da una certa retro-tronica amante dei suoni cheap (Put Some Red On It), viaggia a cavallo di sentimenti in uptempo che potrebbero pure far rizzare le antenne agli indie-funksters meno ortodossi (Let Them Talk ha qualcosa in tasca dei Red Hot Chili Peppers più illuminati, Stuck Together è essenzialmente una ballad rock-blues) e spiazza con loop solari, alieni da categorie 'occidentali' (Dog To Bone) alternando ossessivamente momenti squadrati a divagazioni in pseudo-liturgie per novelli nomadi o santoni post-moderni (ottimo in questo senso il collegamento ai suoni di James Ferraro nella titletrack).
Il sentimento di spiazzamento, la continua volontà di alternare ritmi sincopati alieni dal 4-on-the-floor del classico breakbeat (vedi in questo senso il featuring di Okmalumkoolkat in Skorokoro), lo spezzettamento e la visionarietà fanno di questo nuovo disco un punto di indagine interessante su un certo tipo di afrofuturismo che si mescola alla perfezione con le visionarietà del wonky e con un hip-hop in parte votato al pogo. Un modo intelligente quindi di mantenere attive le radici e di utilizzarle per dire qualcosa sulla tensione irrisolta fra modernità e old-schoolness. Nel lavoro di questo profeta visionario del post-Apartheid coesistono quindi passato e futuro in una buona (seppur migliorabile) mistura. Da seguire.
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