Recensioni

Succede tutto in una leggera domenica novembrina: Jason Pierce e compagnia rumorosa di nuovo in Italia, questa volta a Milano, dopo la scampagnata romana di quest’estate. Ad accogliere gli Spiritualized, nei sempre più desola(n)ti – architettonicamente parlando (il palco da oratorio distante una decina di metri dal pubblico, manco a Glastonbury) – Magazzini Generali, appena trecento persone estasiate, e/o trecento occhiaie in procinto di emigrare, e/o trecento vitamine a portata di mano per affrontare il giorno dopo. Comunque pochissime, vista la portata del concerto e l’unicità dell’evento: così a memoria, questa di Milano è probabilmente la prima data della band inglese nel rutilante nord Italia da più di un lustro.

L’attesa è spasmodica, seppur nella sua brevità. Si comincia puntuali con una Hey Jane – singolo apripista dell’ultimo e ottimo Sweet Heart Sweet Light – a dir poco infinita in un finale meno blureggiante rispetto all'album e dunque con i cori a scivolare nelle retrovie sonore. Un graffio di slide ricopre d’inquietudine gli ultimi interminabili secondi di una rincorsa sonora e vitale assolutamente necessaria. Pierce è immobile, oltre il bianco d’ordinanza ovunque, anche quando attacca una Electricity bomba garage dal capolavoro del secolo scorso Ladies And Gentleman We Are Floating In The Space. Il pubblico ondeggia e si lascia avvolgere dal refrain molesto di Headin’ For The Top Now, puntura incattivita da una band in stato di grazia (meno svogliata rispetto all’esibizione all’Optimus Primavera Sound del giugno scorso), precisa e malefica, a raccontare di un incubo al ralenti stravolto.

Una scaletta, quella della serata, che concentra ben sei pezzi nuovi nella prima parte del live, fra dolci carezze (le appena sciupate Freedom e Mary che forse risentono dell’assenza di una sezione di archi), rivoli di dialoghi soul (I Am What I Am stravolta nel suo essere marziale) e la positività di una ancor più solare So Long You Pretty Thing. I coriandoli (metaforici s’intende, non siamo mica a un concerto dei Coldplay) di Ladies And Gentlemen We Are Floating in Space intasano le bocche di melodie colorate, come a riempire di aridità la seconda parte del concerto; una coda semplicemente infinita, una terra bruciata da intarsi metallici sospesi, una sorta di suicidio musicale e provvisorio, avvolti dal fumo della musica, il rumore: echi ovunque (Smiles), ricordi come fischi (Come Down Easy dei seminali Spacemen 3) e invasioni degli ultracorpi (Electric Mainline) a distruggere definitivamente i destini di una serata. Dalla setlist mancano piccoli cavalli da battaglia come Little Girl, Soul On Fire e Come Together, per citarne solo alcuni, ma la nebbiolina che avvolge via Pietrasanta appena tutto si spegne è qualcosa di memorabile.

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