Recensioni

Sussurri in francese, registrazioni di preghiere in italiano, versi in inglese cantati con un vocione da predicatore. E poi ancora organi onnipresenti, strumentazione a metà tra jam session e gothic rock, rumori di catene, distorsioni e oscillatori che quando non sfociano nello statico, danno un che di alieno ai sette brani che compongono Possession, il debutto di Sphaéros uscito questo 6 marzo 2020.
Ascoltandolo sembra però di essere catapultati indietro di cent’anni: le atmosfere richiamate sono quelle dei primi film horror, da Dracula a Frankestein, in una sorta di revival dell’orrore gotico in salsa psichedelica. Sono infatti gli assoli di synth a riportarci in un tempo più vicino al nostro, spostando il focus su un’atmosfera a volte più tribale (Vibration), a volte più aliena (Void, Angè de lumiere), per non parlare delle distorsioni della title track, che accompagnano una base strumentale più aggressiva.
Possession è un ascolto di genere, polarizzato e polarizzante come solo un B movie riesce ad essere: volgare, inquietante, diretto, ingarbugliato e, per certi punti di vista, acerbo. Ma l’anima c’è, si sente, e suona davvero forte per tutta la durata del lavoro. Un must per i fan delle atmosfere horror, per i nostalgici di una paura che non ci spaventa più ma, al contrario, ci fa quasi scendere una lacrimuccia.
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