Recensioni

7.4

Ci sarebbe quasi da augurarselo, che una giovane adolescente disadattata venga tediata dai bulli della scuola come nel più classico stereotipo da teen movie americano. Il risultato potrebbe essere, nel caso in cui la vittima possegga una spiccata vena artistica, Major Arcana: un debut album che trova la sua raison d’être nel disagio giovanile, manifesto e poetica di intere generazioni di indie-rockers (And though I once said/ I was better off just being dead, recita No Below, uno degli episodi migliori del disco).

Originari del Massachusetts, gli Speedy Ortiz di Sadie Dupuis si rifanno alla scena alternative americana a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90: bassa fedeltà, arpeggi dissonanti e fuzzati, feedback e improvvise esplosioni soniche come contraltare di un’anima spiccatamente pop che fa più volte capolino nel corso di questo esordio per Carpark Records, prodotto da Justin Pizzoferrato (già al lavoro con Dinosaur Jr. e Sonic Youth).

Major Arcana scorre fluido dalla prima all’ultima traccia, infestato dal fantasma dei Pavement di Stephen Malkmus (e non a caso, dal momento che Sadie ne capeggiava una tribute band a nome Babement), a dividersi la scena coi Sonic Youth più docili e l’indie folk dei Sebadoh: dieci schegge che, se da un lato seguono fin troppo bene la lezione dei numi tutelari del genere, dall’altro denotano una personalità in grado di frullare gli stilemi di un’epoca musicale vecchia di ormai quasi trent’anni, donandole nuova vita. Il tutto, grazie a un’attitudine sbilenca e DIY tanto genuina quanto credibile e a un songwriting dal livello assolutamente sopra la media.

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