Recensioni

4.9

A quattordici anni di distanza da Threes, l’ex-At The Drive In Jim Ward ritorna con i suoi Sparta. Una band che ha sempre sofferto la mission di trovare coordinate digeribili per un pubblico ampio, cosa che non ha mai fatto decollare del tutto il discorso. E purtroppo bisogna constatare come anche il nuovo album continui sulla stessa scia, estremizzando ancora di più gli ammiccamenti mainstream in modo totalmente controproducente. Un disco che si ispira alla grande tradizione emo-core di band quali Sunny Day Real Estate e Texas Is The Reason, ma infarcisce la materia di stilemi pop kitsch che depotenziano il risultato, rendendo il tutto innocuo e stucchevole. Basti pensare al singolo di presentazione, Believe, un classico giro melodico che devia troppo facilmente in una deriva zuccherosa con tanto d’apertura che sembra una pantomima degli U2.

Un disco composto di idee telefonate e spesso brutte, nel quale i brani non hanno la forza di camminare con le loro gambe, e anche i riff che paiono alzare un po’ la testa vengono immediatamente soffocati dal pantano in cui sono immersi. Non bastano il passabile country folk di Spirit Away e nemmeno il punk rock di Cat Stream a migliorare un lavoro che ha davvero poco da dire. E non è bello essere ricordati come i Kings Of Leon del post-core.

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