Recensioni

Prendi tre artisti con vent'anni di esperienza in DJing e producing alle spalle, falli entrare in uno studio e mettigli in piedi tutt'intorno una macchina dell'hype con l'obiettivo preposto di poter dire alla fine qualcosa del tipo "una vera odissea da discoteca del ventunesimo secolo" (cit.). Solo che il trio di Stuttgart da quello studio vien fuori più volte nel 2010, con una batteria di EP tutti puntualmente immersi nelle dancing nights dei tardi '80, proprio gli anni in cui la disco andava progressivamente cedendo il posto alla deep house (periodino mica da ridere, anche un certo Deep88 ci aveva recentemente confessato l'amore ivi sbocciato).
Allora subito a giocarsi tutto con la sempreverde nu-disco, quella di Phase Fever e Superstring che coi suoi electro-bass e i suoi ritmi furbetti guarda dritto allo schema dance, magari provando a cavalcare l'entusiasmo generato, nel frattempo, dai Tiger & Woods. Ci aggiungi anche un paio di strategiche collaborazioni vocali che fanno tanto radio pop, vedi l'Ajello vocal edit di Shave Me, I'm Famous o Captn K nella strapompata Plastic Romance, e sei ormai convinto di avere il successo in cassaforte. Piccolo dettaglio: la formula è stanca, suona retro all'ennesima potenza e non dice una virgola in più rispetto alle stesse radici da cui parte. Di quelle per cui ci spendi un ascolto giusto per gentilezza, seguito difficilmente dal bis.
L'album? Riciclato praticamente per intero dai brani degli eppì che lo precedono. Un po' come scriversi in piena fronte "sto per ottenere il massimo risultato col minimo sforzo". Poi però ascolti di nuovo Herbal Cake e ti prende male, perché i tempi in cui bastava una semplice cassa in quattro sono ben che superati. E il pensiero che tra gli inediti qualcosa di valido c'è (il vigore deciso di Music!, la devozione soul di Nothing's Wrong) ti fa capire che è tutto un problema di grinta ed entusiasmo. A questo punto dateci un ventenne ancora in cerca di un'identità.
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