Recensioni

5.8

Stevie Jones ha deciso finalmente di mettere il naso fuori dalla porta di casa, togliendosi di dosso la sordina che, stando alle svariate collaborazioni con tutto un stuolo di kilt e non solo, avrebbe dovuto dismettere parecchio tempo fa. Brocken Spectre è il debutto sulle scene con l’immarcescibile Chemikal Underground, collante di tutto un post rock et similia targato Scozia.

Stevie, in verità, in queste 8 tracce deraglia un po’ da quel mondo che l’ha svezzato: folk, psichedelia e jazz si amalgamano naturalmente abbracciando barocchismi, gentilezze estetiche e sobrietà da fare invidia a certa musica da camera. Una circolarità tematica, con un inizio e una fine che, come in una favola, sono destinati a incontrarsi prima o poi. Ma dopo quel poi, si inizia a pensare a chi glielo ha fatto fare. Ecco, Stevie forse ha pensato più a riprogrammare i suoi stati d’animo, che sono sentimenti condivisibili (cavalcatine intervallate da sostenuti di un certo rilievo, con tutto un pellegrinaggio di tradizione folk americana da una parte e anglosassone dall’altra, su limitata quanto curatissima cassetta degli attrezzi) e che aiutano sicuramente a distendere i muscoli e a liberare endorfine. Un po’ da tappezzeria però, con aggiunta di camino acceso.

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