Recensioni

6.8

L'unico modo in cui questi pezzi potrebbero diventare delle hit, sarebbe che Sonny Smith e suoi Sunsets si imbarcassero su una Delorean diretta verso il 1955 e andassero ad eseguire le loro canzoni al ballo Incanto Sotto il Mare.

O forse no, troppo debosciato e minimale il loro garage rock, troppo indolente e sfigato per un posto e un luogo (l'america dei 50s) in cui l'ottimismo e il perfezionismo la facevano da padrone.

Eppure il songwriting di Sonny si nutre proprio di questo: sunshine pop, frat rock, surf e doo wop, ma nella loro versione più negletta. E' l'alba dei teen sound passata attraverso le slackness e il punk dei 90s. Solo che qui di punk non c'è neppure l'ombra. Di slackness invece si, eccome!

L'opener, She Plays YoYo With My Mind, per dire, è un jug blues narcolettico, appena smosso da un tamburello e lievi twang chitarristici, su cui la voce nasale di Smith accenna a grottesche vicende amorose. I Wanna Do It è un pop da girl group che procede per inerzia. Qualche flebile slancio urlato a mezza voce si ha nel ritornello dello psycho garage Teen Age Thugs, ma per il resto il sound si mantiene fra lo scheletrico, il posticcio e il dannatamente accattivante.

Perché naturalmente, in tutta la sua indolenza Sonny è uno che sforna pop song con la facilità con cui gli altri si grattano il naso. Basti pensare che i brani di Hit After Hit nascono dalle sessioni del suo progetto più ambizioso: quello di realizzare 100 singoli (con relative b-side, per un totale dunque di 200 canzoni) per 100 band immaginarie.

Un'ispirazione pantagruelica seconda solo al Robert Pollard dei tempi d'oro. Se a quanto detto aggiungiamo che i Sunsets sono costituiti da membri di The Oh Sees e Fresh & Onlys, capirete bene che ci troviamo di fronte all'ennesimo curioso organico della scena lo-fi pop californiana. Un pozzo di cui ancora non si vede il fondo.

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