Recensioni

Si riscopre denso ed umbratile il suono solitamente gioioso della Campania felix. Quasi un voler mettersi a nudo per capire la direzione da prendere, intercettare i venti che cambiano. Si muove su stati d’animo in continuo divenire il quarto disco dei Songs For Ulan, progetto inizialmente solista di Pietro De Cristofaro, oggi contenitore di esperienze artistiche che spaziano dai 24 Grana fino ai Crumbs Under Tongue. Un caleidoscopio di suggestioni in chiave lo-fi folk misto a respiri e battiti lenti per squarci di ossessa noir-music. Arriva dopo cinque anni di gestazione questo Middle Aged Middle Ages e sa bene quali tasti toccare, quali ferite aprire. Non risente nemmeno dell’insolita assenza di Cesare Basile – producer in pianta stabile dei lavori precedenti – ormai assorbito nell’humus sonoro della band, che porge il fianco ad audaci increspature rock-blues sorrette da linee vocali viscerali e sottocutanee. Un disco dalle atmosfere cinematografiche, cupo e sinistro come una pellicola di Hitchcock, crudo come un romanzo di Cormac McCarthy.
Ma è nel magma sonoro sub-vesuviano che si scoprono le perle più lucenti: attitudini che s’incrociano a metà strada tra Tom Waits – nelle sofisticherie pianistiche di The Crazy Ones I Know – e il succitato Basile, che fluttua discreto con il suo sanguigno piglio folk-blues (Pluto). Quando è la voce a tingersi di sofferto vissuto (Fieldstar) ricordando l’indolenza di Micah P. Hinson, a reggere il gioco sono gli arrangiamenti che scarnificano e disossano le ballate fino a ridurle in cenere: un gioco doloroso ma probabilmente necessario. La bussola dei Songs For Ulan punta al polveroso Sud e sullo sfondo avanza l’incredibile cavalcata di Crashin’, che parte sottotraccia – una sola flebile linea di basso – per poi esplodere in una coda in stile Neil Young sulle suggestioni di un serrato dialogo tra chitarre, organetto e pedal steel. Così come per gli accordi sbilenchi che accompagnano le sinistre visioni Hugo Race di A Good Man e i battiti lenti di Deca Dance (Kill U All) e 2 Faces, ultime battute di un viaggio notturno sulle strade dell’introspezione.
La complessità mostrata da Middle Aged Middle Ages invita a una riflessione acuta su una scena musicale italiana – quella folk – che sta vivendo vitali sprazzi creativi da non sottovalutare. I Songs For Ulan qui riescono in un esperimento audace e dal grande impatto emozionale. Napoli e Nebraska non sono mai state così vicine.
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