Recensioni

Jack Rust And The Dragonfly IV, autoprodotto, può essere considerato come l’incipit di un discorso che aspetta di essere articolato in modo più originale. Si sente l’eco dei quattro di Liverpool, del Noel Gallagher solista, e in alcune scelte formali anche del Jas Mann (Babylon Zoo) più sfacciato e visionario. Un cuore pop libero da complicazioni, colorato dall’uso dosato e intelligente delle tastiere e degli effetti (Desert Moon, Dragonfly IV), accentuato nella sua componente mccartneyiana (Flowers In Love), virato psych con quei rimandi all’oriente che gli stessi Beatles sperimentavano, per esempio, in Whitin You Without You (Dilruba). Ciò che sembra mancare, invece, è una declinazione veramente personale di questi riferimenti. Troppo spesso si rimane chiusi nel recinto delle suggestioni di cui sopra, e solo raramente viene offerta una via d’uscita laterale. Ma un debutto è un debutto, quasi mai corrisponde al disco definitivo, e la ricerca di un’autentica direzione personale contribuirà a meglio definire il carattere del gruppo.
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