Recensioni

A 17 anni, quando provi a far ridere due ragazze, probabilmente non
puoi nemmeno immaginare che la tua trovata, 7 anni dopo, sia ancora in
grado di far sogghignare migliaia di persone… In fondo, i Someone still
loves you Boris Yeltsin, sono come la loro uscita da diciassettenni: un
nomignolo fresco, simpatico e allo stesso tempo arguto.
Pershing, loro seconda opera, successiva al sorprendente e acclamato debutto Broom(datato 2005), continua sulla strada intrapresa. Non si monta la testa,
non tenta d’apparire ciò che non è: si mostra come lavoro semplice, di
facile lettura, ma allo stesso tempo dotato di spunti interessanti.
Qualcosa che s’ascolta su MTV, ma chi, solitamente, ascolta MTV non
comprende a fondo e limita ad un battito di piede e dondolio di testa.
Invece, i 4 ragazzi di Springfield, Missouri, aggiungono altro.
Spin li ha definiti come “nuovi Shins”
ed in effetti, oltre la melodia, anche in questo caso c’è di più. La
capacità di commistionare ottimamente e poi perfezionare l’intreccio
tra armonie pop facili facili e una più impegnativa scrittura è il
fiore all’occhiello del gruppo: ciò che nel corso del tempo “cresce”,
migliora, matura e permette di traslocare ad un etichetta affermata e
considerata come la Polivynil.
Pershing doveva rappresentare il passaggio dalla tardo adolescenza al principio
dell’età adulta, e così è stato. Il cosiddetto “songwriting” si
perfeziona, le strutture canzone crescono, puntualizzano. Risulta quasi
inevitabile paragonarli ai coetanei Vampire Weekend o agli Spoon, sino ai già nominati Shins
I ricordi di Broom rimangono comunque vivi: Modern mysteryè una palese consecutio e anche i temi trattati dai testi non
s’allontanano eccessivamente da quelli cantati nel primo disco (amori
condivisi, finiti e rimpianti). Ma è la forza delle canzoni che
migliora, sin da Glue girls si rimane attaccati alla chitarra di Will Knauer e alla voce ariosa di Robert Caldwell senza troppa fatica.
E come da adolescenti ci s’innamora di un motivetto senza troppo impegno, così si scorre Pershing, con leggerezza, soffermandosi sulle armonie vocali serenamente pop di Think I wanna die ed Heers risvegliando la tanta, tanta nostalgia che si prova verso i Beach Boys.
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