Recensioni

Ad appena un anno dall’esordio, Solex si ripresenta sul mercato discografico con un album nuovo di zecca, ottenendo una crescente attenzione: molta critica, stuzzicata dalla foggia originale della sample girl olandese e dal modo non dissimile di sfruttare l’ars campionatoria, inizia a paragonarla niente di meno che a Beck, il folkster col vizio per l’avant-collage più famoso dei ‘90.
Il raffronto non è così peregrino, ma i distinguo sono proverbiali. L’arte della Essenlink condivide soltanto alcuni intenti con l’autore di Midnight Vultures (album anch’esso uscito quell’anno), tuttavia la sua è pur sempre un’arte che fa del campionamento il nucleo della composizione e non un accessorio volto a trasfigurare certo folk-rock americano. Solex inoltre concede pochissimo spazio alla melodia così come la intende Beck – si prenda lo scalcinato siparietto di Pick up: un botta e risposta tra chitarra, violini, tromba –; piuttosto un’influenza più azzeccata sembra essere quella dei Butter 08 (il bislacco ma riuscitissimo side-project delle Cibo Matto in compagnia di Russell Simins e Mike Mills), il cui irriverente e ostinato appeal si ravvisa nelle accattivanti melodie di Randy Costanza (uno degli episodi più caratteristici), e nell’andamento cadenzato di Oh Blimey! (marcetta sgangherata che procede tra sincopi e felini passaggi trasognati à la AIR).
Pick up è un album con una sua personalità, ben lontano dall’essere facile preda di parallelismi e cacce alle streghe; certo è che tra gli ectoplasmi che si possono estrapolare dallo squinternato gioco di incastri e (dis)equilibri armonici sbucano tra gli altri Stereolab (l’andamento da space age lounge pop con sberleffi da colonna sonora James Bond di Superfluity), Devo (l’hard glam rivisto di Snappy & Cocky), Tori Amos (la marcia serrata dai rintocchi duri del pianoforte di Escargot!), Bjork (il mugugno sghembo di chitarra di Another Tune Like “Not Fade Away”) e per finire in bellezza Pixies (l’urgenza del riff della conclusiva That’ll Be $ 22.95).
E pensare che Elisabeth, per evitare di essere citata da qualche musicista invidioso, ha realizzato l’intero album estrapolando i campioni in questione ascoltandosi ore e ore di registrazioni fatte con un DAT a dozzine di concerti in quel di Amsterdam nel corso di un anno! Un periodo trascorso – come afferma nell’intervista concessa a Blow Up [BU#79 dicembre 2004] – in completa solitudine presso tutte le performance della capitale olandese, dalle più brutte alle più belle senza alcun distinguo. Pick-Up, l’album “live” di Solex, anche per questo tenace obiettivo, merita
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