Recensioni

«I’ve never been anyone’s favorite person, have you? How does it feel?»
Parte da questa constatazione, e lo fa senza disperarsi. Con coraggio e capacità critica. Sì, Feel Feelings è un disco profondamente molto coraggioso che forse oggi in pochi riuscirebbero a comporre, figli di un pendolo che oscilla tra malcelato vittimismo o esagerata sicurezza.
A farla da padrone qui è invece un languore distaccato che pervade il nuovo disco di SoKo, al secolo Stéphanie Alexandra Mina Sokolinski, una cantautrice, polistrumentista, attrice e danzatrice francese. Dopo aver rimandato più volte la data di uscita, la cantautrice francese ha finalmente pubblicato il terzo album dal titolo programmatico Feel Feelings: l’artista ha iniziato a lavorarci dopo un trattamento di una settimana presso l’Hoffman Institute di South Downs, dove ha subito un processo noto come «decondizionamento psicologico», che prevede lo sbarazzarsi di abitudini e desideri al fine di liberarsi dai propri vizi e concentrarsi sul vivere solo con i propri pensieri. A cinque anni di distanza da My Dreams Dictate My Reality, il nuovo lavoro di SoKo analizza con onestà e volontà di accettazione l’amore per se stessi, provando a rappresentare la complessità della vita. Il suo pop che oscilla tra l’essere gentile e sconquassato, raccoglie il mistero dei sentimenti e l’angoscia delle relazioni, suggerendo all’ascoltatore che sì, è giusto feel feelings, siano essi amore, rabbia, dolore o altro. Il sound scelto è un pop con momenti dreamy che oltre a ricordare il miglior Connan Mockasin, si sposa perfettamente alle atmosfere ovattate e oniriche dei testi.
Soko, che ha evitato consapevolmente qualsiasi tipo di relazione romantica e fisica durante l’intero processo di registrazione, sembra finalmente riversare molta della brama repressa in quella che è sicuramente la sua opera più sensuale. Gli spazi sonori, così ampi ed eterei, segnano il ritorno a un pop d’autore che scivola suadente come una febbre notturna, odora di corpi e letti sfatti, anelati in un romanticismo che alle volte pecca di un’eccessiva esteticizzazione seppur giocata sul versante più ipnagogico del pop.
Complice un’ottima strumentazione, lussureggiante ma ben equilibrata, le dodici tracce di Feel Feelings godono di una piacevolissima corporeità che a tratti riporta i lavori infestati di Ariel Pink. Con questo terzo album, la ragazza di Bordeaux, programma il ritorno al sound morbido del debutto I Thought I Was an Alien troncando invece l’esperimento frenetico – e poco riuscito – del punk di My Dreams Dictate My Reality: oggi le maree di voci sfocate e roche della francese creano un album ammaliante che permette all’ascoltatore di inserire pezzi della propria esperienza tra gli interstizi che Soko lascia, con anarchico candore, liberi di essere colmati con le vite altrui.
Una batteria fredda, un portamento da novella Aldous Harding caduta in mezzo ad accordi terrosi fanno di Are You A Magician? l’apertura perfetta e discreta per introdurre le altre tracce del disco: se il modo di portare la voce in Don’t Tell Me To Smile si avvicina moltissimo a King Krule, Quiet Storm con le sue chitarre jingle-jangle pesca più dai lidi firmati Mac DeMarco per poi lasciare il tappeto rosso a Blasphémie, prima canzone in lingua francese dell’artista. Un brano che si imbatte in giocosità e frustrazione, percussioni leggere, beat su un morbido metronomo, linea di basso che sembra velluto ma il cantato di SoKo si fa così roco e cupo che il dolore sembra uscire fisicamente fuori dal disco. La voce distaccata e al contempo liquida che riveste Time Waits for No One sviluppa lentamente un sound ibrido che, dopo l’entrata di batteria e tastiere, carica la potenza del brano, in un’espansione cognitiva che regala uno dei migliori momenti del disco assieme a Oh, To Be A Rainbow!. Proprio quest’ultima, con i suoi elementi elettronici, la chitarra tremolante e il basso profondo, si muove ruvida e sfacciata attorno alle pareti della studio di psicanalisi che è diventato Feel Feelings.
Al termine di questi dodici confessionali psichedelici, possiamo stabilire con certezza che SoKo è diventata la persona preferita di qualcuno. Di chi scrive, almeno.
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