Recensioni

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Gioca sul territorio che fu dei NIN il nuovo disco dei Soft Moon di Lucas Vasquez, così come l’intera discografia recente del progetto del dark-waver americano. Lo dimostrava Deeper, disco della “svolta”, ovvero della introduzione di un atteggiamento più industrial oriented rispetto a quello tipicamente post-punk dei primi passi, lo metteva a fuoco ottimamente il precedente Criminal con un ricercato dosaggio tra le anime in gioco, lo conferma ora il nuovo Exister che, lo diciamo subito, dimostra la volontà di Vasquez di non rimanere troppo ancorato a quella dimensione (a quel nome, molto probabilmente) che ovunque si era accostata al suo ultimo lavoro.

Sia come sia, questo Exister si muove sulla falsariga del precedente ma amplia le modalità espressive e amplifica il senso di disagio generale pur nella mobilità delle forme espressive proposte. Sempre sullo stesso canovaccio un po’ industrial, un po’ wave, un po’ noise e un po’ post-punk, dunque, ma se si prendono come esempio Sad Song (una specie di ballad per come possa concepirla uno come Soft Moon, atmosfericamente tendente al nero-cupo) e The Pit (tre minuti che rimandano alla scena industrial-ebm virata in chiave quasi techno-devasto), due canzoni talmente all’opposto l’una dell’altra che parrebbe di trovarsi di fronte a una sorta di schizofrenia compositiva, ci si rende conto che invece sono perfettamente in linea col senso ultimo del disco.

Ovvero, nelle parole del proprio ideatore, rendere e condividere ogni emozione, l’intero spettro emotivo che l’essere umano possa provare, esattamente come ogni essere umano è al tempo stesso simile ma completamente diverso dagli altri, con le sue emozioni e i suoi baratri, i suoi up e i suoi down.

Ecco, Exister tenta una sorta di cartografia emotiva su pentagramma e, pur senza far mai gridare al miracolo tanto queste musiche sono ormai metabolizzate da un pubblico anche non di die-hard fan (si veda il pubblico eterogeneo che ha seguito il tour italiano di Soft Moon), vi riesce con un lavoro che è una buona mediazione tra le sonorità di riferimento e un gusto diremmo quasi catchy per le melodie seppellite sotto coltri di rumore.

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