Recensioni

Arriveremo mai a stancarci di quel sovraffollato filone di synth-pop, analogico e retrò, che puzza di underground al latex ed è debitore – in parti uguali – nei confronti di wave gotica, kraut, italo-disco e techno? Ne dubitiamo, ma potrebbe anche succedere. Di certo, però, difficilmente ci stancheremo dei Soft Metals, del loro approccio tanto viscerale da figurare come amore ossessivo per la materia, che sfocia in godimento para-erotico nella ripetizione tematica e che in questo Lenses trova la definitiva consacrazione.
Il nuovo album del duo di Portland (ora stanziato a Los Angeles) riprende dove il precedente LP self-titled (2011) aveva lasciato, ne conserva le doti altamente cinematografiche (leggi: carpenteriane) e ne evolve la formula già piuttosto vincente con logiche migliorie ed (ottimi) nuovi spunti.
Il discorso, innanzitutto, si fa più strutturato ed il songwriting tanto più raffinato da far dubitare che si componga ancora per improvvisazione (e invece pare sia sempre così). La stessa tecnica arpeggiata di Ian Hicks compie un lampante salto di qualità, approdando allo status di firma, “glamour” ed “arty”, in grado di rivaleggiare persino col tocco del santone Jhonny Jewel. Aumenta, poi, la spinta sulle inclinazioni elettroniche della proposta (bastino le staffilate acid house dellatitletrack e la consapevolezza che dietro al propulsivo drum programming di In The Air si nasconde JD Twitch), ma senza eclissare una ritrovata Patricia Hall e la contemplazione di quel paio di intimi episodi (When I Look Into Your Eyes, No Turning Back) che i suoi spasmi vocali, languidi eppur gelidi, tingono di impossibili incontri fra Tangerine Dream e Chromatics.
Infine, la tendenza naturale alla sperimentazione viene anch’essa ricalibrata e focalizzata negli otto minuti di techno cerebrale e chilled-out – tra Blondes, Actress e la 100% Silk – che chiudono l’album (Interobserver), mentre il resto della tracklist elegge accessibilità e concisione a valori dominanti. La scelta si rivela efficace, proiettando i Soft Metals oltre la natura di affare per soli feticisti del genere. Il disco da tanto di cappello, insomma, è servito. E ce ne è per tutti.
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