Recensioni

6.5

La durata (poco meno di 35 minuti) e l’eccessiva varietà di generi potrebbero rendere questo esordio solista di Sofia Brunetta un piccolo incompiuto, un lavoro che avrebbe potuto dimostrare da subito una solidità maggiore e che invece si presenta come un’ottima raccolta di buone intuizioni. Tutto ciò è vero, ma solo in parte. Perché nel rischio dell’esordio che segue l’esperienza con i Lola And The Lovers, la cantautrice salentina riesce a mettere in fila dieci brani che pur pescando da un vasto range di stili e musiche, convince e si evidenzia per qualità e la capacità di riuscire a mettere insieme belle canzoni (Arthur And I, Crossroad).

Musiche anni ’50 (Low), scorrazzate rock-blues (Leaves And Flowers, Golden Cage), assoli di batterie jazz degni di Whiplash buttati nella mischia tra impasti soul (Elephant) e cadenze minimal (Black Little Star): Former è tutto questo con il pregio di far suonare ogni momento in maniera pensata, affinata (un lavoro importante è stato fatto in questo senso dal produttore Giovanni Ottini insieme alla stessa Brunetta) e il difetto di non essere riusciti a dare un’organicità maggiore al disco. Il lavoro sull’elettronica fatto in Take Me Somewhere e Saturday apre una parentesi ulteriore su un approccio più minimale e sussurrato, con la voce della Nostra a scandire i tempi di un’inedita, più sognante, dimensione.

Le premesse per dare una più solida continuità al buon lavoro realizzato in questo primo disco ci sono tutte. Non resta che attendere confidando nel già promettente lavoro di rifinitura e in una maggiore chiarezza sulla strada da prendere.

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