Recensioni

6.9

Se a queste latitudini né Clean (2018) né Color Theory (2020) avevano fatto gridare al miracolo, sull’asse UKUSA i primi due lavori di Sophie Regina Allison, al secolo  Soccer Mommy, erano stati accolti con un entusiasmo che andava ben oltre il sospetto di uno sterile revivalismo anni ’90. Esattamente come accadeva con la coeva Snail Mail, la pioggia di 8 e 9 sulle specializzate Pitchfork, The line of best fit, Exclaim, The Independent rappresentava tanto una schizofrenica e confusa corsa alla genuflessione quanto una oggettiva difficoltà di discernimento all’interno di un prodotto zeppo di voci simili ma diversissime allo stesso tempo. Basti pensare a Mitski, Julien Baker, Phoebe Bridgers, Lucy Dacus, Clairo per rendersi conto di quanto piena e interessante sia stata, nella seconda metà degli anni Dieci, la nuova scena indie-lo fi in lingua inglese ma anche quanto essa sia stata appiattita, in preda a troppi facili entusiasmi, dalla critica di settore.

Dopo quattro anni dall’esordio Soccer Mommy giunge alla prova numero tre evolvendo (o involvendo) il suo spettro sonoro affiancando la produzione di Sometimes, Forever alla figura di Daniel Lopatin (Oneohtrix Point Nevergià rodato nel ruolo dopo le recenti collaborazioni con The Weeknd, Rosalia ed Elisabeth Fraser. Fuori dalla propria comfort zone, l’americana di Zurigo neutralizza l’iconico e sfavillante chamber pop in favore di un’esplorazione in territori più dark, introspettivi e confessionali che esplodono in riff ipnotici ed hook spettrali. Il suo lavoro più elettronico e shoegaze finora si inserisce nel solco delle considerazioni indotte dal nuovo mondo (antico) post 2020: dipendenza affettiva, mancanza di attitudine, suicidio, depressione.

Un po’ come la collega Lykke Li qualche settimana fa, il racconto del proprio stato d’animo è caotico, sfuggente, e spesso mancante di una redenzione terrena. Piuttosto si cita Sylvia Plath e la sua triste dipartita (Darkness Forever), si maledice il carrierismo sfrenato figlio di un capitalismo agli sgoccioli (Unholy Affliction), si racconta il proprio inferno in terra (Still). Sincera sì, offuscata anche: Soccer Mommy si mette ancora una volta a nudo ma stavolta rischiando di soffocare tra le maglie della struttura da lei stessa coraggiosamente costruita. In Sometimes, forever molte idee restano sospese, frenate da una necessità di coerenza strutturale che, sebbene da un lato ne aggiunga valore, dall’altro ne impoverisce la freschezza. Non è un caso che il pezzo più intenso risulti Shotgun, liquida e memorabile al punto giusto. Allison che ci viene restituita è una venticinquenne consapevole dei propri limiti, non ancora del tutto dei propri mezzi ma pronta per un vero balzo in avanti.

Sometimes, forever resta un album convincente in cui la presenza di Lopatin si fa sentire in maniera preponderante. Quasi più un esperimento che un prodotto audace, segna certamente un avanzamento e un’iniezione di maturità nella carriera della giovane Allison. Tuttavia non siamo di fronte a nessun miracolo o visione quindi, per favore, freniamo la fanfara.

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