Recensioni

7.4

Nelle musiche del duo italo-espatriato – ultimo domicilio conosciuto Berlino, ma gli Sneers potrebbero essere ovunque, in ogni non-luogo e fuori da ogni tempo – c’è sempre stato un senso dicotomico forte tra espiazione e colpa. Tutto ne è sempre stato permeato, dalla grandeur malinconica che ne segna trasversalmente le musiche, sino alla latente sensazione da apocalisse incipiente che prende e rilegge un approccio che, come detto in occasione dei precedenti album For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires e With Flames Like Hope To Mortals Given, può collocarsi musicalmente a metà percorso tra l’estatica visione dei Father Murphy e le prove più iconoclaste dei Sonic Youth.

Troppo riduttivo come perimetro d’azione? Ci può stare, soprattutto alla luce di questo terzo passo lungo in cui a venire accentuato è sia il lato “gotico”, da intendersi più all’americana – vedi alla voce Faulkner o Flannery O’ Connor – che all’inglese, e la marzialità del procedere musicale. In questo senso, se in chi legge la lampadina si è accesa sul versante Swans, è sicuramente di aiuto la presenza molto ingombrante di Kristof Hahn alla lap steel in ben metà delle tracce di questo Heaven Will Rescue Us We’re The Scum We’re In The Sun; a completare i featuring c’è poi Craig Dyer degli Underground Youth al basso e alla seconda chitarra, oltre che alla produzione. Quell’apporto accentua ancor di più il lato animalesco e catartico del duo formato da M.G. Blaankart (chitarra e voci) e Leonardo O. Stefenelli (batteria), e pure il taglio vagamente “bluesy” del tutto, ovviamente riletto in chiave noise/industrial et similia.

Altrettanto, non casuale è il fatto che l’album sia concepito, nelle parole degli autori, come «an anthropocentric exploration of heaven and hell with the weapons of haunting lyricism, irrationality and intensity»: l’approccio tribal di Fevers For Believers, la teatralizzazione goth tutta tensione e rilascio di Rossella In Badlands, la ballad “caveizzata” della conclusiva Evil Does That Thing, dicono di un approccio monocromo ma al tempo stesso vario, non di fossilizzazioni su schemi pre-ordinati o “comodi”. Insomma, non è proprio un caso che una etichetta che si sta costruendo un seguito a furia di ottime scelte come la mancuniana God Unknown li abbia presi sotto la sua ala: gli Sneers sono l’ennesima band italiana dalla dimensione e dall’afflato internazionale.

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