Recensioni

6.6

Dell’identità dietro al moniker si sa poco più che il nome, ma già dal primo ascolto Snakehips rende chiaro il taglio del suo progetto colpendoci con il mood e i riferimenti giusti per sciogliere il cuore: uno skit da Enter The Wu-Tang (36 Chambers) ci introduce a un hip hop strumentale ispirato ai giganti J Dilla e FlyLo; il feeling è perfetto per una sampledelia da stati di coscienza alterati e gli strumenti del mestiere sono quelli che conosciamo: frammenti di r’n’b, pianoforti e vocals di matrice soul immersi in un sostrato psichedelico di suoni spaziali da Game Boy.

L’entusiasmo iniziale, però, si smorza ascolto dopo ascolto. Il felice ricordo dei bei momenti spesi su J Dilla e Nujabes si tramuta presto nella convinzione che ci si trovi davanti a un disco fin troppo citazionista e derivativo, privo di vera specificità e autonomia. Questo innanzitutto per una scelta di campioni poco dilliana: troppe citazioni da brani famosi, senza quel lavoro di crate digging che dovrebbe essere il bello di questo tipo di musica. In special modo, se aprire il disco con un sample del Wu-Tang può essere una simpatica captatio benevolentiae, costruirci sopra quasi un disco intero è sleale e dunque, forse, inaccettabile. In secondo luogo, pesa sul risultato finale la schematicità della formula, poco aperta a variazioni e pruriti sperimentali (difetto, tuttavia, meno evidente, vista l’esigua durata del formato EP).

Un bell’esercizio di stile, sia chiaro, ma in fin dei conti troppo scolastico, ragion per cui il giudizio non può che esserlo altrettanto: le potenzialità ci sono, ma il ragazzo non si applica abbastanza. Il pregio più grande di questo disco, in fondo, è che fa venire voglia di (ri)ascoltare J Dilla.

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