Recensioni

6

Tempo di sophomore per gli Smith Westerns, che in occasione dell'omonimo esordio si spacciarono per l'ennesima band lo-fi con parecchia voglia di guadagnarsi la cresta dell'onda. Missione quasi impossibile, salvo tentare con un'aggiustatina di rotta. Ecco quindi i quattro ragazzi di Chicago ripresentarsi vestiti di fiammanti abiti power-pop con sfrangiature glam e blandi ammiccamenti al britpop (in particolare quello dei primi Oasis e degli ultimi Suede).

Carinerie e baldanza a profusione, una chitarra capace di arguta spavalderia (vi basti quel che combina nella guizzante Weekend), romanticismo caramellato di spersa inquietudine Sixties, arpeggi tintinnanti e retrogusto vaudeville compresi. Proposta a pronta presa che si guadagnerà posizioni di prestigio nella classifica del cool. Quanto alla profondità dell'impatto, mi sa che è argomento del tutto trascurabile. Dye It Blonde sembra uno di quei dischi in grado di accompagnarti deliziosamente per un paio di settimane. Al massimo. Se sia tanto o poco, considerati i tempi, lo lascio alla valutazione del lettore.

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