Recensioni

Non ci avevano convinto più di tanto fin qui le Smerz: tanto brave quanto furbette nel loro mirare alle frange più estreme di un r&b di stampo nordico, le due norvegesi mischiano post-soul, qualcosina di vagamente punk, un IDM svuotata e un’alienazione esistenziale tanto attuale quanto ben confezionata. Invece ecco un disco di esordio (il precedente Have Fun era di fatto un EP) che fuga le riserve e instrada al meglio il percorso delle due. Believer è un lavoro interessante – per citare un aggettivo che secondo noi mancava ai loro EP precedenti – perché aggiunge a quanto detto prima anche un minimalismo di stampo neoclassico che rarefa e allontana ulteriormente il tutto: è una Rihanna replicante e robotica buttata nel parco di Westworld e lasciata lì a suonare. Il punto è che questa è una macchina perfettamente consapevole di non essere umana, e anche qui sta il suo fascino.
Arpeggi digitali danno la manina a pianoforti e violini, inseguendo un’idea di orchestra sintetica e androide. La continuità “narrativa” della scaletta è continuamente interrotta da una serie di brevi interludi strumentali che rendono ulteriormente inquietante ed erratico il procedere del disco: sembrano piccoli scampoli di musica da camera che potrebbero essere suonati da qualche IA nella music-hall della City of Light di The 100. Arrivano poi inaspettate ritmiche di matrice hip hop (Glassbord) e trip hop (la titletrack), sempre a sostenere le voci aliene e sintetiche delle due autrici che si muovono tra un post-r&b (Flashing) e un soul nordico (spesso sembra di sentire Björk) in cui convivono anche canti sacri e retaggi lirici (The favourite). Del resto le due ragazze hanno un passato da coriste in chiesa, e la cosa emerge a più riprese. In generale le influenze si sprecano e si mangiano a vicenda, inserendosi in un continuum che va da Arca ai build-up smarmellati di Lorenzo Senni (i don’t talk about that much per credere).
Insomma c’è dentro un po’ di tutto ma amalgamato molto bene, e l’aura di pettinata furbizia che avevamo ravvisato si è votata al meglio in un’urgenza decisamente più intrigante. Possiamo ammettere che fortunatamente ci eravamo parecchio sbagliati.
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