Recensioni

Non sposta una virgola il sophomore di Sleepy Sun. Nessuno, del resto, poteva aspettarsi che potesse cambiare qualcosa, e l’ascoltatore mezzo salvato non resterà sostanzialmente deluso, da Fever. Si potrà godere la produzione di buon effetto alzando il volume e restando immobile, nell’afa estiva, a lasciar scorrere la psichedelia torrida del combo di San Francisco.
Il maggiore rilievo attorno al disco sta qui: l’efficacia ma anche la mancanza di appigli per la memoria del lento fluire delle tracce. Normale forse, per un rock pachidermico basato sulla ri-proposizione, ma che si regge su buona qualità costruttiva di psych song fortemente tradizionali eppure dirette, nonché, in fin dei conti, ben scritte. Come dai Black Sabbath in avanti, la formula vincente è quella della melma ferma che fa da intro a moderate accelerazioni lisergiche (il tutto contenuto in Sandstorm Woman) – anche se a noi piacerebbe sapere dove sarebbero in grado di arrivare se seguissero le piccole novità poliritmiche quasi in coda a Marina.
Per ora – anche alla luce dei loro live – non ci si chiede quanto potrà durare, ma la domanda sta lì, dietro l’angolo.
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