Recensioni
Skrillex
F*CK U SKRILLEX YOU THINK UR ANDY WARHOL BUT UR NOT!! <3
-
Edoardo Bridda
- 17 Aprile 2025

Due anni dopo la doppietta Quest for Fire / Don’t Get Too Close, pubblicata nello stesso giorno nel 2023, Skrillex — oggi 37enne — torna a sorpresa con un album che già dal titolo sembra uno scherzo di cattivo gusto, e invece è il suo lavoro più divertente e sfacciato di sempre. FUCK U SKRILLEX YOU THINK UR ANDY WARHOL BUT UR NOT!! <3, inizialmente condiviso via Dropbox con i fan dopo un listening party a inviti a Miami, è approdato sulle piattaforme il 1° aprile. Ma il pesce d’aprile si ferma alla data: il contenuto è una sorta di manifesto.
Il disco segna la chiusura del rapporto con Atlantic Records e si presenta come una classica operazione di svuotamento degli hard disk: 34 tracce dalla durata media di un minuto, per un totale di 46 minuti. Un concentrato di caos da parte di un artista che decide di aprire tutti i cassetti della propria carriera: demo vecchi anche di oltre dieci anni (alcuni risalenti al famoso furto degli hard disk a Milano nel 2011), sketch sonori, remix su remix, flip metatestuali di Sicko Mode, Kendrick Lamar, e tanto altro ancora.
È un disco-giostra: impossibile orientarsi, difficile distinguere i featuring — da Jónsi dei Sigur Rós a Boys Noize, passando per Whitearmor, Ilykimchi e membri del circuito Drain Gang — perché tutto si muove troppo in fretta. Eppure, è proprio questo il bello. Skrillex riprende in mano i ferri del mestiere: bassi triturati, breakcore destrutturato, incursioni trap e (UK) garage, sample vocali — o meglio, meme (“I have Skrillex trapped in my basement!”) — mescolati a battute su una (vera) depressione.
È musica che non chiede permesso e che a tratti stanca, ma che non lascia mai indifferenti. Non è più la brostep muscolare e monocorde di Scary Monsters and Nice Sprites, piuttosto un patchwork iperconnesso, perfettamente in sintonia con l’estetica post-PC Music. Sincopato, stratificato, persino emozionante.
A chiudere il cerchio arriva Voltage, title track del leggendario album perduto del 2011: Skrillex torna alle origini — questa volta emo — cantando di “quella tensione che vive dentro di noi”, alternando sospensione romantica e consueto laserificio. Un banger appena accennato che apre al commiato dreamy del disco, con il dj che si congeda dal pubblico recitando una lunga lista di ringraziamenti agli ospiti.
E qui si torna al titolo scelto per il progetto: pensi di essere un grande artista che mescola alto e basso, mainstream e underground, EDM da festival e cultura del beat… ma non lo sei. E questa non è pop art.
O forse sì?
Amazon
